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Il calcolo della corrente sprecata è presto fatto, almeno a grandi linee: moltiplicate
il numero di macchine nella vostra organizzazione per le ore notturne in cui non
si lavora sommate alle ore inutili nel fine settimana e per la potenza consumata.
Otterrete così il lavoro in kWh sprecato che non solo pagate, ma che fate pagare all'ambiente.
La potenza impegnata da un personal computer è un fattore che varia in maniera molto
ampia a secondo delle condizioni, ma per un calcolo approssimativo 60W potrebbe
essere una cifra ragionevole. Un calcolo più accurato, naturalmente richiede una
analisi più approfondita delle componenti hardware de del loro comportamento nel
corso della giornata.
Gradatamente nel corso degli anni '90 sono stati introdotti sistemi di risparmio
energia che tuttavia non sempre sono efficaci. Per esempio lo stand-by automatico
della macchina dopo qualche ora di inattività, rende spesso inutile lo scopo stesso
del lasciare il computer acceso e spesso viene disabilitato. Lo spegnimento automatico
dei dischi fissi, spesso porta a una continuo ciclo di accensione e spegnimento
che è particolarmente danno sa per la meccanica dei drives, quindi allo stesso modo
viene spesso disattivato o fortemente ridotto allungando il tempo di attesa.
Naturalmente, prima di pensare a una soluzione al problema, bisogna pensare alle
radici.
Per quale motivo molte aziende tendono a tenere i PC continuamente accesi
durante orario non lavorativo?
Il motivo primario è quello di far girare aggiornamenti e scansioni antimalware.
In questa categoria ricade banalmente Windows Update sia che venga effettuato
centralmente dal sito della Microsoft o (probabilmente a maggior ragione) se viene
gestito da un server WSUS interno all'organizzazione. Windows è solo un
esempio, il più conosciuto al grande pubblico, naturalmente ogni sistema
operativo così come molte applicazioni sono dotati di sistemi di aggiornamento
automatico simili. Dato che a volte gli aggiornamenti sono molto pesanti, lunghi
da applicare e magari richiedono uno o più riavvii, farli girare durante la notte
è una buona idea, soprattutto per evitare la sindrome del il computer non funziona,
non posso lavorare, molto comune negli ambienti di lavoro. Anche l'istallazione
di applicazioni o la re installazione di un PC da zero, sono attività spesso
automatizzate
o semi-automatiche che un reparto ICT può preferire far girare di notte quando c'è
tempo di verificare il buon funzionamento ed eventualmente porre rimedio a un errore.
Per quanto riguarda i software di sicurezza, un antivirus, per esempio, può effettuare
non solo l'aggiornamento delle definizioni, ma anche la scansione completa del computer
fuori dall'orario lavorativo. Un antispyware si comporta in maniera simile: le scansioni
di questa classe di software sono molto intensive sui dischi di sistema e ne modificano
le prestazioni in maniera notevole, tanto che di giorno un utente può lamentarsi
per una eccessiva lentezza in alcune applicazioni.
Ci sono poi esempi più specifici, ma questa poche righe penso abbiano fato una
panoramica generica della situazione. Dopo queste considerazioni, vorrei proporre
qualche idea per ovviare al problema.
Tra le soluzioni che possono essere messe in atto in maniera piuttosto veloce,
con la tecnologia esistente e al massimo con qualche piccola applicazioni ad hoc
ci sono alcune soluzioni interessanti. Il ricorso massivo al Wake-On-LAN,
per esempio è un buon punto di partenza. WOL è una tecnologia integrata
nelle
schede di rete e nelle schede madre da una quindicina d'anni che permette alla scheda
di rete di restare sempre in ascolto anche se il computer è spento del tutto. Un
particolare datagramma (detto Magic Packet) spedito in broadcast sul segmento di
rete in cui si trova la scheda, permette di effettuare un avvio automatico e
completamente
remoto della macchina. Questa tecnologia è piuttosto semplice, quasi ubiqua per quanto
riguarda l'hardware e molto diffusa nei software di gestione. L'implementazione
personalizzata è molto semplice (vi invito al leggere
l'apposita voce sulla Wikipedia per più informazioni sulla tecnologia e sulle varie
implementazioni), tanto che il
codice necessario per farla funzionare in .NET, per esempio, è riportato in una
pagina degli Snippets su questo sito.
L'installazione degli aggiornamenti, di software
o delle patch potrebbe trarre gran beneficia già dall'adozione ampia di questa
tecnologia.
Spegnendo semplicemente i computer durante la notte, il sistema di distribuzione
del software (o delle patch o di qualcos'altro, qualunque esso sia) dovrebbe
essere
in grado di avviare una macchina, effettuare le operazioni software necessarie
e dopodiché comandare di nuovo uno spegnimento automatico. E' una soluzione che mi
pare semplice, versatile e facilmente applicabile. La tecnologia del WOL è
probabilmente
poco conosciuta e, apparentemente poco applicata dal punto di vista software,
ma a me sembra una soluzione eccellente, nel brevissimo periodo.
Se guardiamo nel periodo medio-lungo, possiamo elaborare soluzioni appena più
sofisticate e molto più efficienti.
Per esempio, una modularità maggiore in tute le componenti hardware sarebbe
molto efficace. Gli alimentatori, i trasformatori dovrebbero essere in grado di fornire
potenza a livelli discreti più fini, così' come le ventole dovrebbero essere in grado
di smaltire il calore necessario e non di più. Le ventole tachimetriche sono un
passo
in avanti in questa direzione, in futuro una soluzione più interessante potrebbe
essere l'adozione di ventole più piccole, posizionate in maniera strategica da
accendere
e spegnere a comando e con velo9cità variabile,. E' una cosa che funziona piuttosto
bene nelle macchine server, potrebbe essere applicata anche ai PC di fascia più bassa.
I microprocessori multicore sono il presente e saranno il futuro della pura capacità
elaborativa: ognuno di loro dovrebbe essere in grado di gestire le singole aree del
microchip in maniera differenziata, accendendo e spegnendo modularmente solo la parte
che provveda la potenza elaborativa effettivamente necessaria al momento. Questo
con il doppio beneficio di ridurre il consumo e il calore prodotto (poi da smaltire).
Per quanto riguarda le memorie di massa, le unità a dischi removibili
potrebbero essere del tutto spente nella notte, per esempio, mentre i dischi
rigidi subiranno
in pochi anni una rivoluzione. I dischi fissi a memoria magnetica attuali sono molto
diffusi ed estrememamente economici, ma si stanno affacciando sul mercato nuovi
dischi
a stato solido che funzionano in maniera simile alle flash memory USB. A fronte
di una sensibilità ancora alta verso i campi elettrici di forte intensità e una
prestazione in lettura scrittura sequenziale peggiore dei dischi magnetici, i dischi
a stato solido hanno prestazioni migliori nell'accesso casuale, maggiore
leggerezza,
resistenza agli urti e un consumo energetico molto minore.
Ultimo, ma non meno importante, le scheda grafiche che al giorno d'oggi consumano
e producono calore quanto e più di una CPU potrebbero essere selettivamente
spente quando non necessario: un lavoro amministrativo sul PC non richiede la potenza
di un applicazione di grafica o di modellazione tridimensionale quindi anche qui
le schede dovrebbero essere costruite in maniera più nodulare in modo da fornire
solo le prestazioni necessarie in ogni momento e quindi consumare di conseguenza
o non consumare del tutto!
Un discorso simile può essere fatto per le perle periferiche esterne.
Tastiere e mouse consumano pochissima energia elettrica in quanto sono spesso
basati su LED di recente generazione che generano luce con efficienza altissima,
questo tuttavia non significa che dovrebbero essere ignorati in un progetto di
risparmio energetico complessivo. Potrebbero per esempio essere dotati di un piccolo accelerometro (simile a quello che si
trova ormai in tutti gli smartphone e che permette a questi apparecchhi di
reagire a scuotimenti o cambi di orientamento in maniera programmata) che
permetta ai dispositivi di spegnersi quando non sono sottoposti a sollecitazioni
meccaniche e di riaccendersi quando l'utente appoggia le mani sopra (o,
addirittura, si avvicina alla scrivania).
I monitor LCD hanno già fatto un passo enorme in avanti verso il risparmio, ci
sono poche cose da fare. Anche qui un accelerometro, potrebbe accendere e
spegnere il monitor in maniera veloce quando l'utente si avvicina o si
allontana. Inoltre un sensore di luce potrebbe automaticamente selezionare il
livello di retroilluminazione necessario per bilanciare la luminosità
dell'ambiente e non di più.
Infine è necessaria una digressione sui sistemi di climatizzazione dei CED.
Come è noto anche ai non addetti ai lavori, la climatizzazione dei data
center è
un argomento molto "caldo" (permettetemi il bisticcio di parole) in
quanto una ottimizzazione della circolazione dell'aria
calda e di quella fredda, permette un risparmio energetico e, di conseguenza,
anche ambientale. Una strada che tuttavia mi sembra non venga percorsa è quella
dell'utilizzo della aria esterna insieme a quella riciclata all'interno della
stanza. Mi spiego: molte nazioni occidentali si trovano a latitudini che durante
l'inverno vedono temperature ambientali anche piuttosto basse, facilmente
nell'ordine di 0-5° C. Notate che questo intervallo di temperature è
perfettamente normale per un condizionatore d'aria di livello industriale.
A
volte ci troviamo addirittura nella ridicola situazione per cui all'esterno di
una stanza ci sono 0° C, un riscaldamento centralizzato cerca di portare la
temperatura interna a 20-25° C e un condizionatore lavora per abbassarla a 18°
C. Si consuma due volte per niente, è spreco puro!
E vi posso assicurare che non si
tratta di una situazione ai limiti, molti di noi si trovano in situazioni simili
per tutti i mesi invernali.
Anche nel campo del condizionamento, quindi, ci sono ampissimi margini di
miglioramento: partendo dal presupposto che la temperatura raggiunta dai
calcolatori in una sala server è estremamente elevata e crescerà probabilmente
ancora per qualche anno, non solo sarebbe meglio non riscaldarli, ma anzi, si
potrebbe canalizzare appropriatamente il calore e usarlo per riscaldare altri
uffici, almeno quelli adiacenti. Ovviamente il calore prodotto da un CED non può
essere sufficiente a riscaldare un palazzo intero di uffici, ma una gestione
intelligente del calore potrebbe alternativamente espellere all'esterno del
complesso l'aria calda durante l'estate e invece canalizzarla negli uffici
durante la stagione fredda. Nella stessa maniera, un condizionamento
intelligente dovrebbe capire quando pescare l'aria dall'esterno e abbassarne
solo un po' la temperatura (in primavera, ad esempio) o addirittura farla
circolare invariata, quando in inverno raggiunge temperatura prossime al
congelamento.
Chi si intende un po' di impianti di condizionamento sa che qui non è c'è niente
di fantascientifico, si tratta solo di ripensare i sistemi di riscaldamento,
raffreddamento e ricircolo d'aria, integrarli meglio e aggiungergli un po' di
intelligenza rispetto al semplice termostato che siamo soliti usare oggi.
Penso di dover reiterare ed espandere il concetto di cui sopra: in tutto
il post non c'è niente di fantascientifico e niente che richieda
tecnologie
molto al di la di quello che, più o meno, l'informatica è già oggi. La parola d'ordine
al giorno d'oggi è Green IT un concetto che viene continuamente
ripetuto e che per fortuna molte azienda stanno tentando di mettere in
pratica con misure tangibili, anche se gli sforzi mi sembrano un po' troppo
focalizzati su piccole migliorie sui prodotti. L'ICT in generale, invece
trarrebbe gran vantaggio da una decisa modifica a livello di sistema
visto come informatica e telecomunicazioni nel loro complesso. La strada è
tracciata e, come abbiamo visto qui sopra, ci sono idee che possono essere messe
in atto subito, altre in poco tempo, ma tutte richiedono un cambio di paradigma
e una capacità di ragionare al di fuori dagli schemi.
 Postato il: 2009-03-15 10.02 |
 Identificativo articolo: 118 |
 Risultato del processo: OK
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