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L'Onda portante
martedì 02 giugno 2009 18.21

Ammetto candidamente di aver appreso della nascita di Google Wave da un quotidiano generico e di non essere stato abbastanza informato sul Google I/O per venire a conoscenza del prodotto in tempi più appropriati per una persona come me che lavora nel campo del ICT. Per rimediare a questa brutta figura, mi sono rivisto due volte in meno di un giorno il video della technical preview che si trova su Youtube e che ho incorporato più avanti nel post (vi consiglio anche di dare una occhiata al keynote della conferenza , è illuminante).
Su internet la notizia ha naturalmente fatto molto rumore: lo spettro delle voci va dagli entusiasti per partito preso, ovvero i fanatici di Google a ogni costo, agli scettici per nulla colpiti da questo annuncio. Normalmente io faccio parte della seconda categoria, ma questa volta devo dire di essere passato molto velocemente dalla parte degli entusiasti, ma non per partito preso.
Nel resto del post cercherò di spiegarvi il perché.

Separatore

Prima di tutto è opportuno che inviti i più curiosi di voi a vedere il video della presentazione. Per quanto breve, meno di una ora e mezzo, è organizzata molto bene e da una panoramica completa di Wave, per quanto possibile in così poco tempo.
Fate molta attenzione alle parole con cui Vic Gundotra - Vice President Engineering di Google - annuncia la presentazione: «yesterday we promised you a surprise for this morning... and this morning Google will surprise you».
Siamo avvisati...

Per prima cosa bisogna definire che cos'è il prodotto Google Wave.
I giornali e le fonti di notizie generaliste lo hanno definito come un contrattacco di Google nei confronti di Fecebook e del social networking in generale, campo in cui il sito Orkut di Google ha avuto scarso successo e gode di poca popolarità.
In effetti Wave è molto di più, sia dal punto applicativo che strutturale, è una cosa più grande e molto più versatile di un social network o di un aggregatore.
Nella presentazione è definito come un insieme tra un prodotto, una piattaforma e un protocollo. Io personalmente lo definirei con il solo termine  piattaforma: rende bene l'idea di un prodotto che non è un semplice applicativo, ma una nuova sovrastruttura.

La dimostrazione parte da una discussione sulla e-mail, spiegando come questo strumento, per quanto diffusissimo, è stato pensato circa 40 anni fa con una tecnologia completamento diversa dalla attuale e si tratta quindi di un vero e proprio pezzo d'antiquariato. Apparentemente, in prima battuta, Wave sembra quindi un rimpiazzo a un sistema di messaggistica, ma definirlo così è riduttivo.
Il concetto centrale di tutta la piattaforma è la conversation, la conversazione: in ultima analisi ogni tipo di documento e di comunicazione sarà una conversazione o, detto nel nuovo gergo, un Wave, neologismo creato al volo per questa tecnologia.

Qualche esempio, giusto per essere pratici:

  • Una e-mail si trasformerà in una discussione (un wave) tra due persone. Una volta intavolato un discorso, si potranno invitare altri partecipanti a comunicare (qualcosa di simile al CC e al FW) e diventerà un ibrido tra una e-mail tra più destinatari e una conversazione su un software di IM come Skype o MSN.
  • Un post in un blog sarà un wave proposto dall'autore potenzialmente a tutto il mondo: quelli che adesso sono i commenti, saranno degli interventi di altri utenti nel wave.
  • Un documento sarà di nuovo una conversazione, probabilmente iniziata e finita dall'autore. Ma invitare amici o collaboratori a partecipare sarà semplice come invitare amici su Google Docs : aggiungendo l'account, chiunque potrà vedere immediatamente il documento e partecipare alla stesura, correggerlo o semplicemente aggiungere i propri commenti.
  • Una voce di una wiki sarà un wave a cui non solo tutti potranno partecipare, ma potranno lasciare commenti direttamente inline, senza la necessità della linguetta discussione (il termine continua a ricorrere, apparentemente) come nelle wiki più diffuse al momento

Veramente impressionante è la collaborazione immediata che abbiamo visto sullo schermo: è possibile scrivere a un'altra persona, non solo nel solito metodo asincrono tipico della e-mail, ma anche in maniera veramente live, addirittura con ogni carattere inviato in tempo reale!
Vederlo a schermo è, mi ripeto, impressionante: resta da vedere se questa immediatezza funzionerà comunque su internet e su server con potenza elaborativa varia, oltre che su reti con ampiezza di banda e livelli di congestione diversi.

Un altra caratteristica interessante e affascinante è il progresso della linguistica basata su quello che gli autori chiamano language model.
Il language model consente non solo la correzione ortografica, ma va addirittura molto oltre la correzione grammaticale. Questo significa che non solo una parola viene corretta in base a un dizionario linguistico ma le intere frasi sono corrette, non in base a una serie di regole grammaticali, bensì basandosi su un modello sensibile al contesto.
Nel video c'è un esempio molto efficace di questo meccanismo: le frasi

Can I have some been soup?
Icland is an icland

diventano automaticamente

Can I have some bean soup?
Iceland is an island

Notate che ortograficamente la prima frase era corretta, ma il Language Model ha stabilito che nel contesto della zuppa, la parola bean fosse più corretta rispetto alla, forma verbale been. Nel secondo caso, due parole sbagliate identiche sono trasformate nelle loro varianti corrette basandosi sul probabile significato della frase.
Di nuovo, sullo schermo questa cosa è impressionante, sarà interessante vedere con quale precisione e con quale velocità questo funzionerà nel mondo reale.
Verso la fine della presentazione il Language Mdoel ci presenta una nuova meraviglia: traduzione in tempo reale di una conversazione!
Sullo schermo ci viene mostrata una conversazione tra un Francese e un Americano: le parole e le frasi vengono tradotte in tempo reale dall'inglese al francese e dal francese all'inglese a beneficio dei due interlocutori.
Francamente ne sono rimasto stupefatto: considerando quanto male funzionano i sistemi di traduzione automatica (quello di Google per primo), una tecnologia del genere sembrerebbe fuori portata, almeno al momento, ma l'abbiamo vista.

Secondo lo speaker, questo language model è stato creato da una base ampissima, ovvero da tutto il web. Si presume che Google abbia usato il contenuto delle pagine indicizzate per creare questa base linguistica da cui attingere per suggerire e correggere. Lo sforzo computazionale necessario per una cosa del genere è ovviamente enorme, come la velocità referenziale necessaria per correggere così velocemente. Sarà interessante vedere un documento tecnico su come tutto questo sia stato possibile.

Tutta questa capacità è demandata a due estensioni di Wave chiamate Spelly e Rosy: si tratta di Robot residenti su server che agiscono sugli wave come un partecipante umano.
Nella presentazione se ne sono visti diversi: Bloggy per operare sui post nei blog, Linky che aggiunge da solo i link a parti di testo che rappresentano collegamenti ipertestuali, Searchy per includere in un Wave le ricerche, Polly per creare dei sondaggi (se state ridendo, vi dico che la PM di Wave ha commentato ironicamente «really clever naming convention...»).

Dal punto di vista sistemistico, poi, ci sono grandi notizie. Tutto il progetto Wave è Open source (o meglio, lo sarà a breve), ma soprattutto è una piattaforma non esclusiva: il protocollo, per esempio, è già pubblicato e si può addirittura discuterne su gruppi appositamente messi a disposizione da Google.
Google probabilmente pubblicherà il servizio per il grande pubblico, così come fa più o meno con GMail, la bellezza, però è che ognuno potrà far girare il proprio server Wave: da questo punto di vista sarà simile a un sistema di collaborazione o messaggistica tipo Exchange o Notes. Il prodotto si potrà semplicemente scaricare, installare e configurare: potrà essere interconnesso con altri server Wave creando capacità collaborativa immediata senza necessità di impostare nessun tipo di webservice ad hoc.
Se due persone da diverse aziende si trovano a dover collaborare, oggi semplicemente si scambiano un indirizzo e-mail: nel futuro sarà forse più semplice scambiarsi gli indirizzi dei rispettivi Wave server e avviare immediatamente la collaborazione con tutto il potenziale della piattaforma, dei suoi robot e di ogni miglioramento messo a disposizione dalla comunità Open Source.

In conclusione è evidente che questo sistema ha la potenzialità per soppiantare tutti i sistemi di comunicazione e collaborazione tradizionali sia in ambito casalingo che lavorativo. Il fatto di essere a sorgente aperto ne farà senza dubbio un prodotto molto appetibile per un gran numero di organizzazioni.
Resta il dubbio su qualcuna delle sua capacità per così dire collaterali come l'editing dei documenti.
Nonostante tutto, io trovo che questa iniziativa sia una vera rivoluzione nel mondo della comunicazione. Naturalmente potrebbe fallire clamorosamente come molte altre tecnologie che abbiamo visto nel corso degli anni, ma da quello che si è visto in questi pochi giorni, io scommetterei sulla sua sopravvivenza e prosperità.

Calendario B/N Postato il: 2009-06-02 06.21 | Gear B/N Identificativo articolo: 121 | Gear B/N Risultato del processo: OK

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«- So tell me, what does keep young Dr. Reid awake at night? Wait, let me guess. Memorizing some obscure textbook? No, no, no. Working on cold fusion? No, I got it, I got it, I got it. Watching Star Trek and laughing at all the physics mistakes?
- Actually, there aren't that many scientific errors in Star Trek, especially considering how long ago it was made. There are certain improbabilities, but not that many outright errors.
- Right.»

Special Agent Derek Morgan, Dr. Spencer Reid
Criminal Minds -

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