<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet type='text/xsl' href='http://www.lucamauri.com/style/rss.xsl' version='1.0'?><rss version="2.0"><channel><title>lucamauri.com blog</title><link>http://www.lucamauri.com</link><language>it-it</language><description>lucamauri.com's blog</description><generator>Luca Mauri's xCMS - http://www.lucamauri.com/software</generator><managingEditor>rss@lucamauri.net</managingEditor><item><title>Le congratulazioni non bastano</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id123#id123</link><description>
		&lt;p&gt;I pochi lettori affezionati di questo blog sanno che la mia tendenza assolutistica 
mi porta spesso a scrivere &lt;em&gt;sopra i massimi sistemi&lt;/em&gt; piuttosto che di cose 
comuni o accadimenti personali.&lt;br /&gt;
In questo &lt;em&gt;post&lt;/em&gt; mi sento di fare uno strappo alla regola per celebrare un importante 
risultato dell'amico
&lt;a href="http://www.mauriziocollu.eu/" rel="co-worker friend met"&gt;Maurizio Collu&lt;/a&gt;.
A chi non conoscesse il personaggio, consiglio una visita al &lt;a href="http://www.mauriziocollu.eu/"&gt;suo sito web&lt;/a&gt; dove 
scoprirete i suoi interessi e qualche cosa della sua brillante carriera scientifica.&lt;br /&gt;
In questo post, tuttavia, desidero rendere 
pubblico 
omaggio a un importante traguardo che ha raggiunto pochi giorni fa: la pubblicazione 
di
&lt;a href="http://rspa.royalsocietypublishing.org/content/early/2009/11/27/rspa.2009.0459.abstract"&gt;
un suo articolo&lt;/a&gt; sulla
&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Proceedings_of_the_Royal_Society#Proceedings_of_the_Royal_Society_A"&gt;
prestigiosa rivista della &lt;em&gt;Royal Society&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;La &lt;em&gt;Royal Society of London for the Improvement of Natural Knowledge&lt;/em&gt; - 
questo il suo nome per intero -
 è una organizzazione che esiste per promuovere un gruppo di 
discipline accademiche scientifiche. Si tratta probabilmente della più antica 
Società di questo tipo tutt'ora esistente. Solo per fare qualche esempio sulla 
sua eminenza, ricordo che uno dei suoi presidenti è stato
&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Isaac_Newton"&gt;Isaac Newton&lt;/a&gt; 
mentre la persona che attualmente ricopre la carica è
&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Martin_Rees,_Baron_Rees_of_Ludlow"&gt;Martin Rees&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
Sulle due serie (che si occupano di matematica, fisica, ingegneria e 
biologia) della &lt;em&gt;Proceedings of the Royal Society&lt;/em&gt; hanno collaborato negli anni personaggi 
di assoluta eccellenza come
&lt;a title="Paul Dirac" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Dirac"&gt;P.A.M. Dirac&lt;/a&gt;,
&lt;a title="Werner Heisenberg" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Werner_Heisenberg"&gt;
W. Heisenberg&lt;/a&gt;,
&lt;a title="James Clerk Maxwell" href="http://en.wikipedia.org/wiki/James_Clerk_Maxwell"&gt;
J.C. Maxwell&lt;/a&gt;,
&lt;a title="Ernest Rutherford" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ernest_Rutherford"&gt;
E. Rutherford&lt;/a&gt; e
&lt;a title="Erwin Schrödinger" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Erwin_Schr%C3%B6dinger"&gt;
E. Schrödinger&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Con questo penso di avere inquadrato piuttosto bene l'ambito nel quale 
l'articolo è stato pubblicato.&lt;br /&gt;
L'articolo, appunto, è uno studio numerico sulla stabilità di un particolare e 
ipotetico veicolo ibrido che possa operare sia come natante ad alta velocità - 
simile a un aliscafo - sia come velivolo a effetto suolo - sostanzialmente un ekranoplano. Per quanto la trattazione matematica sia piuttosto sofisticata e 
non alla portata di ogni lettore, pur non trattandosi di uno scritto 
divulgativo, chi sia in possesso di una minima conoscenza di fluidodinamica è 
in grado di leggere il testo e di comprenderlo a livello basilare, apprezzandone la curata fattura oltre al 
contenuto di estremo interesse.&lt;br /&gt;
Si tratta di un lavoro pionieristico che, nella migliore tradizione 
scientifica, 
si poggia sulle spalle di giganti che lo hanno preceduto, ma che non è per 
niente un &lt;em&gt;nano&lt;/em&gt;: non manca infatti di portare novità importanti nello studio 
del fenomeno.&lt;br /&gt;
Non mi dilungo oltre nella descrizione dell'articolo, anche perché non 
sarei abbastanza qualificato per farlo, ma invito di nuovo il lettore a dedicargli qualche minuto
&lt;a href="http://rspa.royalsocietypublishing.org/content/early/2009/11/27/rspa.2009.0459.full"&gt;
nella sua versione completa&lt;/a&gt;: il tempo impiegato in una lettura così interessante è sempre ben speso.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Con questo concludo il post: sperando di non aver annoiato, ma invece di aver 
dimostrato che, in questo particolare frangente, le semplici &lt;em&gt;congratulazioni&lt;/em&gt; 
proprio non sarebbero state abbastanza.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Sat, 26 Dec 2009 11:03:31 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>Il cloruro di sodio scorre a fiumi</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id122#id122</link><description>
		&lt;p&gt;In questi giorni, le pagine dei quotidiani sono piene delle solite 
discussioni vuote sul maltempo, sui disagi, sulla prevenzione e sulle soluzioni. 
In sostanza una montagna di chiacchiere su argomenti che domani saranno vecchi e 
che ricominceremo a trattare in maniera identicamente uguale alla prossima 
nevicata, senza naturalmente aver fatto un passo in avanti nel frattempo. Insieme a queste polemiche, a volte troviamo vere e proprie perle di 
saggezza. Sul &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt; di oggi, leggo a pagina 11 che negli 
Stati Uniti l'uso del sale contro il gelo è bandito.&lt;br /&gt;
Incredibile, mi dico, chissà quale tecnologia avanzata avranno studiato gli USA 
per far fronte a una tale piaga. Leggo quindi il trafiletto e ci penso sopra.&lt;br /&gt;
Risulta in prima istanza che il sale sia dannoso per la vegetazione e per gli animali.
In effetti, penso, aumentare la salinità all'interno del corpo porta problemi 
vari dovuti alla errata attività osmotica che deve lavorare per abbassare la 
concentrazione salina con il rischio di uno squilibrio elettrolitico. Per 
quanto l'allarme mi sembri un po' esagerato, sicuramente la cosa ha un senso.&lt;br /&gt;
Come hanno risolto il problema in America? L'articolo dice con la &lt;em&gt;&lt;strong&gt;
brine&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;: una mistura di cloruro di sodio e acqua.&lt;br /&gt;
Bene ragioniamoci sopra un attimo.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Quando ho letto l'articolo la prima volta era mattina abbastanza presto, 
quindi le mie facoltà mentali erano probabilmente ancora in sofferenza per il 
risveglio.
Tuttavia cerco di concentrarmi e mi convinco che sì, il Cloruro di Sodio è un 
composto chimico con formula &lt;em&gt;NaCl&lt;/em&gt;. Formula che dovrebbe essere 
familiare a 
tutti, infatti persino il mio cervello addormentato capisce che si tratta del 
comune sale da cucina.&lt;br /&gt;
Riassunto fino a questo punto: gli USA risolvono il problema del sale usando... 
il sale!&lt;br /&gt;
Geniale, si vede che noi italiani siamo proprio indietro!&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Con il progredire della mattinata, mentre il mio cervello riprende la sua 
normale funzionalità, cerco di capire se questa notizia sia la solita bufala, un'accrocchio 
di parole messe lì per riempire uno spazio vuoto o che altro.&lt;br /&gt;
Inizio indagando 
sulla misteriosa &lt;em&gt;brine&lt;/em&gt;, composto apparentemente miracoloso che si rivela 
essere poi la comune &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brine"&gt;salamoia&lt;/a&gt;, ovvero 
una soluzione di sale da cucina molto concentrata. Proseguo un po' nella ricerca 
sull'argomento, trovo qualche articolo su giornali regionali degli stati più 
freddi dell'Unione e finalmente la vicenda inizia a dipanarsi.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;In effetti l'uso della salamoia chimicamente non ha niente di diverso dall'impiego del semplice sale da 
cucina come si fa normalmente da noi. 
Semplicemente, invece di buttare approssimativamente manciate di sale grosso per 
strada, si è deciso di usare lo stesso composto in soluzione che, essendo 
appunto liquida, ha il 
vantaggio di disperdersi più uniformemente. Il risultato netto è che, per 
ottenere lo stesso effetto delle manciate di sale grosso è sufficiente una 
quantità minore di sale disciolta in acqua - la salamoia appunto - con lo stesso 
effetto finale, ma il sale molto meno con evidente vantaggi ambientali ed 
economici.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;In conclusione, per l'ennesima volta, tocca evidenziare come la spiccata 
tendenza &lt;em&gt;
tuttologa&lt;/em&gt; dei giornalisti e la pigrizia nel non voler fare nemmeno la più 
elementare ricerca, ha portato a scrivere un pezzo di qualità che definire 
scadente è eufemistico su un prestigioso e 
diffusissimo quotidiano nazionale.&lt;br /&gt;
Come possiamo pretendere che i cittadini siano informati e si interessino alle 
notizie, quando gli apparentemente onniscienti giornalisti non sanno sfogliare 
un dizionario e non si sforzano nemmeno di capire che cosa sia il sale?&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Buon Natale e evviva il pressapochismo!&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Thu, 24 Dec 2009 10:44:28 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>L'&lt;em&gt;Onda&lt;/em&gt; portante</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id121#id121</link><description>
		&lt;p&gt;Ammetto candidamente di aver appreso della nascita di
&lt;a href="http://wave.google.com/"&gt;Google Wave&lt;/a&gt; da un quotidiano generico e di 
non essere stato abbastanza informato sul &lt;strong&gt;Google I/O&lt;/strong&gt; per venire a conoscenza del 
prodotto in tempi più appropriati per una persona come me che lavora nel campo del 
ICT. Per rimediare a questa brutta figura, mi sono rivisto due volte in 
meno di un giorno il video della &lt;em&gt;technical preview&lt;/em&gt; che si trova su Youtube 
e che ho incorporato più avanti nel post (vi consiglio anche di 
&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=S5aJAaGZIvk"&gt;dare una occhiata al &lt;em&gt;keynote&lt;/em&gt; della 
conferenza&lt;/a&gt; , è illuminante).&lt;br /&gt;
Su internet la notizia ha naturalmente fatto molto rumore: lo spettro delle voci 
va dagli entusiasti per partito preso, ovvero i fanatici di Google a ogni costo, 
agli scettici per nulla colpiti da questo annuncio. Normalmente io faccio parte della seconda categoria, 
ma questa volta devo dire di essere passato molto velocemente dalla parte degli
&lt;strong&gt;entusiasti&lt;/strong&gt;, ma non per partito preso.&lt;br /&gt;
Nel resto del post cercherò 
di spiegarvi il perché.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Prima di tutto è opportuno che inviti i più curiosi di voi a vedere il video 
della presentazione. Per quanto breve, meno di una ora e mezzo, è organizzata molto bene 
e da una panoramica completa di Wave, per quanto possibile in così poco tempo.&lt;br /&gt;
Fate molta attenzione alle parole con cui Vic Gundotra - &lt;span lang="en"&gt;&lt;em&gt;Vice President Engineering&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; 
di Google - annuncia la presentazione: &lt;span lang="en"&gt;&lt;em&gt;«yesterday we promised 
you a surprise for this morning... and this morning Google &lt;strong&gt;will&lt;/strong&gt; 
surprise you»&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;
Siamo avvisati...&lt;/p&gt;
		&lt;div style=" text-align: center; margin-left: auto; margin-right: auto"&gt;
				&lt;object style="width: 480px; height: 295px;"&gt;
						&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/v_UyVmITiYQ&amp;amp;hl=en&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0" /&gt;
						&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;
						&lt;param name="allowscriptaccess" value="always" /&gt;
						&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/v_UyVmITiYQ&amp;amp;hl=en&amp;amp;fs=1&amp;amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;
						&lt;/embed&gt;
				&lt;/object&gt;
		&lt;/div&gt;
		&lt;p&gt;Per prima cosa bisogna definire che cos'è il prodotto Google Wave.&lt;br /&gt;
I giornali e le fonti di notizie generaliste lo hanno definito come un contrattacco 
di Google nei confronti di &lt;strong&gt;Fecebook&lt;/strong&gt; e del &lt;em&gt;social networking&lt;/em&gt; 
in generale, campo in cui il sito Orkut di Google ha avuto scarso successo e gode 
di poca popolarità.&lt;br /&gt;
In effetti Wave è molto di più, sia dal punto applicativo che strutturale, è una cosa più grande e molto più versatile di un
&lt;em&gt;social network&lt;/em&gt; o di un &lt;em&gt;aggregatore&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;
Nella presentazione è definito come un insieme tra un &lt;strong&gt;prodotto&lt;/strong&gt;, una 
&lt;strong&gt;piattaforma&lt;/strong&gt; e 
un &lt;strong&gt;protocollo&lt;/strong&gt;. Io personalmente lo definirei con il solo 
termine  &lt;strong&gt;piattaforma&lt;/strong&gt;: 
rende bene l'idea di un prodotto che non è un semplice applicativo, ma una nuova 
sovrastruttura.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;La dimostrazione parte da una discussione sulla e-mail, spiegando come questo 
strumento, per quanto diffusissimo, è stato pensato circa 40 anni fa con una tecnologia 
completamento diversa dalla attuale e si tratta quindi di un vero e proprio pezzo 
d'antiquariato. Apparentemente, in prima battuta, Wave sembra quindi un 
rimpiazzo 
a un sistema di messaggistica, ma definirlo così è riduttivo.&lt;br /&gt;
Il concetto centrale di tutta la piattaforma è la &lt;span lang="en"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;conversation&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, la conversazione: in 
ultima analisi 
ogni tipo di documento e di comunicazione sarà una conversazione o, detto nel nuovo 
gergo, un Wave, neologismo creato al volo per questa tecnologia.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Qualche esempio, giusto per essere pratici:&lt;/p&gt;
		&lt;ul&gt;
				&lt;li&gt;Una &lt;strong&gt;e-mail&lt;/strong&gt; si trasformerà in una discussione (un wave) tra due persone. Una 
	volta intavolato un discorso, si potranno invitare altri partecipanti a 
	comunicare (qualcosa di simile al CC e al FW) e diventerà un ibrido tra una e-mail tra più 
	destinatari e una conversazione 
	su un software di IM come &lt;em&gt;Skype&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;MSN&lt;/em&gt;.&lt;/li&gt;
				&lt;li&gt;Un post in un &lt;strong&gt;blog&lt;/strong&gt; sarà un wave proposto dall'autore potenzialmente a tutto 
	il mondo: quelli che adesso sono i commenti, saranno degli interventi di altri 
	utenti nel wave.&lt;/li&gt;
				&lt;li&gt;Un &lt;strong&gt;documento&lt;/strong&gt; sarà di nuovo una conversazione, probabilmente iniziata e finita 
	dall'autore. Ma invitare amici o collaboratori a partecipare sarà 
	semplice come 
	invitare amici su &lt;a href="http://www.google.com/docs"&gt;Google Docs&lt;/a&gt; 
	: aggiungendo l'account, chiunque potrà vedere immediatamente 
	il documento e partecipare alla stesura, correggerlo o semplicemente aggiungere i propri 
	commenti.&lt;/li&gt;
				&lt;li&gt;Una voce di una &lt;strong&gt;wiki&lt;/strong&gt; sarà un wave a cui non solo tutti potranno 
	partecipare, 
	ma potranno lasciare commenti direttamente &lt;em&gt;inline&lt;/em&gt;, senza la 
	necessità della 
	linguetta &lt;em&gt;discussione&lt;/em&gt; (il termine continua a ricorrere, 
	apparentemente) come nelle wiki più diffuse al momento&lt;/li&gt;
		&lt;/ul&gt;
		&lt;p&gt;Veramente impressionante è la collaborazione &lt;strong&gt;immediata&lt;/strong&gt; che abbiamo visto sullo 
schermo: è possibile scrivere a un'altra persona, non solo nel solito metodo 
asincrono tipico della e-mail, ma anche in maniera veramente &lt;em&gt;live&lt;/em&gt;, 
addirittura con ogni carattere inviato in tempo reale!&lt;br /&gt;
Vederlo a schermo è, mi ripeto, impressionante: resta da vedere se questa immediatezza 
funzionerà comunque su internet e su server con potenza elaborativa varia, oltre 
che su reti con ampiezza di banda e livelli di congestione diversi.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Un altra caratteristica interessante e affascinante è il progresso della 
linguistica basata su quello che gli autori chiamano &lt;span lang="en"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;language model&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;
Il &lt;span lang="en"&gt;&lt;em&gt;language model&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; consente 
non solo la correzione ortografica, ma va addirittura molto oltre la correzione grammaticale. 
Questo significa che non solo una parola viene corretta in base a un dizionario 
linguistico 
ma le intere frasi sono corrette, non in base a una serie di regole 
grammaticali, bensì basandosi su un modello sensibile al contesto.&lt;br /&gt;
Nel video c'è un esempio molto efficace 
di questo meccanismo: le frasi&lt;/p&gt;
		&lt;p class="quote"&gt;Can I have some been soup?&lt;br /&gt;
Icland is an icland&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;diventano &lt;em&gt;automaticamente&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
		&lt;p class="quote"&gt;Can I have some bean soup?&lt;br /&gt;
Iceland is an island&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Notate che ortograficamente la prima frase era corretta, ma il Language 
Model ha stabilito che nel contesto della zuppa, la parola &lt;em&gt;bean&lt;/em&gt; fosse più corretta 
rispetto alla, forma verbale &lt;em&gt;been&lt;/em&gt;. Nel secondo caso, due parole 
sbagliate identiche sono trasformate nelle loro varianti corrette basandosi sul 
probabile 
significato della frase.&lt;br /&gt;
Di nuovo, sullo schermo questa cosa è impressionante, 
sarà interessante vedere con quale precisione e con quale velocità questo funzionerà 
nel mondo reale.&lt;br /&gt;
Verso la fine della presentazione il Language Mdoel ci presenta una nuova meraviglia: 
traduzione in tempo reale di una conversazione!&lt;br /&gt;
Sullo schermo ci viene mostrata una conversazione tra un Francese e un Americano: 
le parole e le frasi vengono tradotte in tempo reale dall'inglese al francese e 
dal francese all'inglese a beneficio dei due interlocutori.&lt;br /&gt;
Francamente ne sono 
rimasto stupefatto: considerando quanto male funzionano i sistemi di traduzione 
automatica (quello di Google per primo), una tecnologia del genere sembrerebbe 
fuori portata, almeno al momento, ma l'abbiamo vista.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Secondo lo speaker, questo language model è stato creato da una base 
ampissima, 
ovvero da tutto il web. Si presume che Google abbia usato il contenuto delle pagine 
indicizzate per creare questa base linguistica da cui attingere per suggerire e 
correggere. Lo sforzo computazionale necessario per una cosa del genere è 
ovviamente 
enorme, come la velocità referenziale necessaria per correggere così velocemente. 
Sarà interessante vedere un documento tecnico su come tutto questo sia stato possibile.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Tutta questa capacità è demandata a due estensioni di Wave chiamate &lt;em&gt;
Spelly&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Rosy&lt;/em&gt;: si tratta di &lt;strong&gt;Robot&lt;/strong&gt; residenti su server che agiscono 
sugli wave come un partecipante 
umano.&lt;br /&gt;
Nella presentazione se ne sono visti &lt;strong&gt;diversi&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;Bloggy&lt;/em&gt; per operare sui post 
nei blog, &lt;em&gt;Linky&lt;/em&gt; che aggiunge da solo i link a parti di testo che 
rappresentano collegamenti ipertestuali, &lt;em&gt;Searchy&lt;/em&gt; per includere in un Wave le ricerche, 
&lt;em&gt;Polly&lt;/em&gt; 
per creare dei sondaggi (se state ridendo, vi dico che la PM di Wave ha commentato 
ironicamente &lt;span lang="en"&gt;&lt;em&gt;«really clever naming convention...»&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;).&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Dal punto di vista sistemistico, poi, ci sono grandi notizie. Tutto il progetto Wave è &lt;em&gt;Open source&lt;/em&gt; (o meglio, lo sarà a breve), ma soprattutto è una 
piattaforma non esclusiva: 
il protocollo, per esempio, &lt;a href="http://www.waveprotocol.org"&gt;è già pubblicato&lt;/a&gt;  e si può addirittura 
discuterne 
su gruppi appositamente messi a disposizione da Google.&lt;br /&gt;
Google probabilmente 
pubblicherà il servizio per il grande pubblico, così come fa più o meno con GMail, 
la bellezza, però è che ognuno potrà far girare il &lt;strong&gt;proprio&lt;/strong&gt; server Wave: da questo punto 
di vista sarà simile a un sistema di collaborazione o messaggistica tipo &lt;em&gt;Exchange&lt;/em&gt; 
o &lt;em&gt;Notes&lt;/em&gt;. Il prodotto si potrà semplicemente scaricare, installare e configurare: 
potrà essere interconnesso con altri server Wave creando capacità collaborativa 
immediata senza necessità di impostare nessun tipo di webservice ad hoc.&lt;br /&gt;
Se due persone da diverse aziende si trovano a dover collaborare, oggi 
semplicemente si scambiano 
un indirizzo e-mail: nel futuro sarà forse più semplice &lt;strong&gt;scambiarsi&lt;/strong&gt; 
gli indirizzi dei rispettivi Wave server e avviare immediatamente la 
collaborazione con tutto il potenziale della piattaforma, dei suoi robot e di 
ogni miglioramento messo a disposizione dalla comunità Open Source.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;In conclusione è evidente che questo sistema ha la potenzialità per 
soppiantare tutti i sistemi di comunicazione e collaborazione tradizionali sia 
in ambito casalingo che lavorativo. Il fatto di essere a sorgente aperto ne farà 
senza dubbio un prodotto molto appetibile per un gran numero di organizzazioni.&lt;br /&gt;
Resta il dubbio su qualcuna delle sua capacità per così dire &lt;em&gt;collaterali&lt;/em&gt; 
come l'editing dei documenti.&lt;br /&gt;
Nonostante tutto, io trovo che questa iniziativa sia una vera rivoluzione nel 
mondo della comunicazione. Naturalmente potrebbe fallire clamorosamente come 
molte altre tecnologie che abbiamo visto nel corso degli anni, ma da quello che 
si è visto in questi pochi giorni, io scommetterei sulla sua sopravvivenza e 
prosperità.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Tue, 02 Jun 2009 16:21:46 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>&lt;em&gt;Star Trek&lt;/em&gt; 2.0</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id120#id120</link><description>
		&lt;p&gt;La strada è stata lunga, non c'è dubbio, ma quando mi sono seduto in poltrona 
al cinema, mi è sembrata che tutta l'attesa non fosse durata se non un minuto. 
Naturalmente avete capito che mi sto accingendo a recensire e commentare il 
nuovo film di Star Trek diretto dall'ormai ubiquo
&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/J.J._Abrams"&gt;J.J. Abrams&lt;/a&gt; e &lt;em&gt;costruito&lt;/em&gt; dall'affiatato team 
che lo segue in tutte le produzioni.&lt;br /&gt;
Come tutti probabilmente sapete ,questo film è stato chiamato al difficile 
compito di risollevare le sorti del &lt;em&gt;franchise&lt;/em&gt; di Star Trek non solo per 
quanto riguarda gli introiti monetari, ma anche per il gradimento presso i fans. 
La sfida era (ed è ancora) enorme e il risultato merita una analisi un poco 
approfondita, qui di seguito.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Nonostante le numerose e continue smentite, da un po' di tempo si era ragionevolmente 
sicuri che il film fosse l'ennesimo &lt;i&gt;&lt;strong&gt;reboot&lt;/strong&gt;&lt;/i&gt; ovvero il riavvio di una serie 
partendo dalle sue premesse storiche, ma senza troppo curarsi del pregresso di storie 
accumulate negli anni. E' stato fatto per &lt;i&gt;Batman&lt;/i&gt; e anche per &lt;i&gt;Superman&lt;/i&gt; 
, per citare due esempi illustri e recenti; &lt;i&gt;Star Trek&lt;/i&gt;, obiettivamente, era un 
candidato perfetto per 
il giro successivo.&lt;br /&gt;
Dalle prime indiscrezioni e dichiarazioni, sembrava che gli sceneggiatori avrebbero sfruttato 
alcune parti non raccontate della storia iniziale della saga per fare un prequel 
della &lt;em&gt;Serie Classica&lt;/em&gt;, ma con il passare 
delle settimana e e con l'infittirsi delle discussioni e interviste, divenne 
alla fine chiaro che in realtà la strada verso cui si andava era il reboot puro 
e semplice, eventualmente tenendo buona solo la parte di storia precedente la 
nascita di Kirk, essenzialmente la serie &lt;em&gt;Enterprise&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Per prima cosa il titolo: &lt;i&gt;Star Trek&lt;/i&gt; senza numero, senza sottotitolo, 
niente che lo posizioni rispetto alle altre produzioni, dagli anni '60 al nuovo 
millennio. Apparentemente Abrams e soci hanno voluto sottolineare la forte 
&lt;strong&gt;discontinuità&lt;/strong&gt; tra questo film e tutto il resto di Star Trek che è cancellato, letteralmente, 
o da relegare nella profondità dei ricordi. Questo non 
è un nuovo capitolo, ma è &lt;i&gt;il&lt;/i&gt; capitolo, l'unico della serie, di una serie, 
evidentemente, del tutto nuova.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Ammetto di essere andato al cinema con l'idea che il film non mi sarebbe 
piaciuto, 
anzi &lt;em&gt;sapendo&lt;/em&gt; che il film non mi piaceva.&lt;br /&gt;
Dico questo perché, seguendo i trailers, le interviste e le indiscrezioni (senza contare la lettura di &lt;em&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Star_Trek:_Countdown"&gt;Countdown&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;) 
che sono circolate nei mesi e nelle settimane a ridosso dell'uscito del film, 
era relativamente semplice fare due più due e &lt;strong&gt;dedurre&lt;/strong&gt; buona parte della 
trama del film e del suo svolgimento. Mi sono quindi recato al cinema con un 
&lt;strong&gt;preconcetto&lt;/strong&gt; 
ben fissato in testa e per una buona parte del primo tempo, il mio pregiudizio ha 
condizionato la visione del film.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Il film si apre in maniera brusca nel pieno dell'azione, tutto il primo tempo 
è una corsa verso il varo della nave stellare &lt;i&gt;Enteprise&lt;/i&gt; attraverso la giovinezza 
di Kirk e Spock. Il salto tra l'Iowa e Vulcano, tra l'Accademia delle Scienze e 
un bar sperduto è istantaneo e brusco. Il ritmo del film è &lt;strong&gt;concitato&lt;/strong&gt; fino all'estremo, 
in pratica deve condensare 25 anni di storia in meno di un ora, come una introduzione 
del concetto e dei personaggi, per poi dedicarsi alla vera avventura che è il tema 
del film: la sete di vendetta di Nero e la difesa della Flotta Stellare. In parallelo 
a questa storia, e proprio in conseguenza di questa, prende forma &lt;strong&gt;l'equipaggio&lt;/strong&gt; di 
plancia che tutti conosciamo dalla Serie Classica, per poi apparire nella sua forma 
finale nelle ultime scene della pellicola.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;La primissima parte del film è obiettivamente un po' &lt;strong&gt;approssimativa&lt;/strong&gt;: la scena dell'automobile 
&lt;em&gt;presa in prestito&lt;/em&gt; dal giovanissimo Kirk, non va oltre i pochi secondi mostrati 
nel trailer e onestamente non aggiunge molto al personaggio, se non un breve accenno 
al rapporto tormentato con il patrigno. Accenno che però è esageratamente breve 
e che avrebbe potuto essere eliminato del tutto senza danno. Altrimenti avrebbe dovuto 
essere ampliato almeno un poco.&lt;br /&gt;
Sorte migliore è toccata al giovane Spock che, per quanto goda di pochi minuti di 
tempo, viene &lt;strong&gt;tratteggiato&lt;/strong&gt; con più cura ed efficacia. Anche la sua udienza presso 
l'Accademia è almeno altrettanto efficace della scena nel bar (che è il momento equivalente 
per Kirk) seppur con meno tempo a disposizione.&lt;br /&gt;
Una cosa che mi ha incuriosito molto, ma che non sicuro che tutti condivideranno, 
è la dinamica tra Pike e Kirk dopo la scazzottata nel bar: per 30 secondi ho avuto 
l'impressione di assistere a un dialogo tra i due personaggi di &lt;em&gt;Mark Harmon&lt;/em&gt; e
&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Michael Weatherly&lt;/em&gt; nella popolare serie televisiva &lt;em&gt;NCIS&lt;/em&gt;. Non è una cosa causale, 
a mio avviso.&lt;br /&gt;
Nel bar c'è anche tempo per un breve riferimento alla &lt;strong&gt;Federazione&lt;/strong&gt; e alla sua 
missione di pace nella Galassia: mi è sembrata una descrizione un po' ingenua e 
sbrigativa, evidentemente buttata lì per introdurre il concetto a un neofita. Si 
poteva pensare meglio questo intervento dedicandogli solo pochi secondi in più.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Poco dopo si passa alla famosa e famigerata simulazione della&lt;em&gt; Kobayashi 
Maru&lt;/em&gt; che, dopo aver pervaso la mitologia Trek per quasi due decenni, 
finalmente 
ci viene mostrata nella sua &lt;strong&gt;interezza&lt;/strong&gt; (almeno per quanto riguarda questo universo 
alternativo).&lt;br /&gt;
Durante la simulazione, il comportamento di Kirk è sopra le righe in maniera 
esagerata, ma è forse un atteggiamento ricercato, più che altro, per mostrarsi 
un po' spaccone. Non sono del tutto sicuro che l'interpretazione sia efficace, 
ma il tentativo è probabilmente lodevole.&lt;br /&gt;
La &lt;strong&gt;ricostruzione&lt;/strong&gt; del sabotaggio vero è proprio è grossomodo come me la sono 
sempre immaginata. Molti fans si sono lamentati del fatto che sia stata rappresentata 
male, ma è sempre stato evidente che quella fosse una manovra molto "sporca" 
da parte di Kirk ed è ovvio che non ne sarebbe potuto uscire immacolato. Buona l'idea 
del confronto tra aKirk e Spock su questo argomento: serve a dar voce alle 
ragioni di Kirk e 
a introdurre il pessimo rapporto tra i due. Dato il poco tempo a disposizione e la situazione pregressa, 
non credo si potesse farla molto diversamente da così.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Passiamo adesso a un altro punto importante: il cattivo di turno.&lt;br /&gt;
Sono state mosse a Nero critiche per il fatto di non rappresentare un &lt;strong&gt;cattivo&lt;/strong&gt;&lt;em&gt; 
di spessore&lt;/em&gt;, un antagonista vero che possa convincere. Non sono sicuro di essere 
d'accordo.&lt;br /&gt;
Nero è un cittadino qualunque con una forte predisposizione alla leadership 
e con una grande rabbia dentro. La sua sete di vedetta è l'unica cosa che lo definisce, 
dopo la perdita della famiglia e della sua intera civiltà, di conseguenza non ci si deve stupire che il 
personaggio sia monodimensionale: è stato
&lt;em&gt;creato&lt;/em&gt; così. Per una ragione.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Piuttosto, la cosa veramente assurda di tutta la faccenda è il modo in cui tutto 
è iniziato. L'avvio della storia è raccontato nel fumetto &lt;em&gt;Countdown&lt;/em&gt; già menzionato 
sopra. Lì viene raccontata la storia della stella &lt;em&gt;Hobus&lt;/em&gt; e della sua potenza 
distruttiva che ha consumato Romulus e il resto dell'&lt;em&gt;Impero Stellare Romulano&lt;/em&gt;. Tutta 
la (fanta-)scienza dietro questo fenomeno è fragilissima, anzi inesistente, così 
come è assurdo il modo in cui Nero entra in possesso della tecnologia con cui 
modificare 
la Narada per trasformarla nell'arma invincibile che è nel film. Questo sì è il 
punto più &lt;strong&gt;fragile&lt;/strong&gt; di tutta la trama.&lt;br /&gt;
E' un guaio, perché è la &lt;strong&gt;fondazione&lt;/strong&gt; dell'intera storia: ha ragione chi dice che, 
se questa parte è debole o peggio (come in effetti è), il resto della storia non 
può far altro che poggiare su fondamenta di burro e crollare come un castello di carte.&lt;br /&gt;
E' vero, non si può negare, ma se volgiamo essere realisti, dobbiamo dire che, per 
quanto le fondamenta fossero brutte e deboli, il castello di carta è risultato 
molto efficace e affascinante. Dobbiamo forse turarci il naso e non buttare il 
bambino con l'acqua sporca.&lt;br /&gt;
Possiamo anche fare fare un paragone con &lt;strong&gt;altri&lt;/strong&gt; 
film: questo non è certo il primo in cui la trama lascia a desiderare.&lt;br /&gt;
Nel 
sempre citato STII, tutta la faccenda dei due pianeti di Ceti Alfa è piuttosto debole, così come gran parte del combattimento 
finale nella nebulosa è 
inconsistente. Questo non ha impedito al film di diventare, a ragione, il 
favorito dai fan.&lt;br /&gt;
Altre critiche analoghe si possono muovere al quarto film, 
altro gran successo di gradimento.&lt;br /&gt;
Da purista, mi rendo conto di dire una eresia, da persona disillusa che sa come 
gira il Mondo, dico che forse faremmo meglio ad &lt;strong&gt;accontentarci&lt;/strong&gt;, almeno per il momento 
(torneremo sull'argomento fra poco).&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Dall'inizio del secondo tempo in poi, con quasi tutte le tessere del puzzle 
al loro posto, io ho iniziato a sentire una certa emozione trasmessa dal film.&lt;br /&gt;
Alcuni affermano che il &lt;strong&gt;pathos&lt;/strong&gt; non viene dalla storia che 
lascia con il fiato sospeso, ma piuttosto è creato &lt;em&gt;artificialmente&lt;/em&gt; da un accurato montaggio e da 
qualche trucco cinematografico. Probabilmente è vero, ma diciamoci la verità, 
nei precedenti film la cosa è mai stata diversa? Qualche dubbio che la Terra
&lt;strong&gt;non&lt;/strong&gt; sarebbe stata salvata all'ultimo dalla distruzione nel I e 
nel IV film? E qui la distruzione di &lt;strong&gt;Vulcano&lt;/strong&gt; non vi ha colpiti, 
invece?&lt;br /&gt;
Qualche dubbio sulla sorte che sarebbe toccata a Khan, Soran, Shinzon o Ru'afo?&lt;br /&gt;
Incerti sulla sorte dell'equipaggio e delle &lt;em&gt;Enterprise&lt;/em&gt; in III, IV e VII?&lt;br /&gt;
Siamo obiettivi: dal punto di vista delle sorprese questo film non fa né più 
né 
meno degli altri. Certamente non è una buona notizia che la situazione non sia 
&lt;strong&gt;migliorata&lt;/strong&gt;, però almeno lodiamo la voglia di trasmettere un emozione al pubblico, 
seppure con qualche interevento di mestiere sulla pellicola.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Qualcuno mi ha anche fatto notare che la pellicola manca di alcune 
&lt;strong&gt;caratteristiche&lt;/strong&gt; fondamentali che da sempre associamo a ST, come ad esempio una 
visione positiva del futuro e una evoluzione socialmente migliorativa non solo 
dell'Essere Umano, ma anche dei suoi alleati e amici alieni.&lt;br /&gt;
Certo, questo non è il tema dominante della storia, però abbiamo visto qualcosa, 
almeno in forma embrionale: il riferimento alla Federazione con termini
forse un po' ingenui, ma positivi; il fatto che Kirk provi compassione
per Nero e metta la diplomazia davanti alla vendetta della vendetta; la
determinazione dei Vulcaniani a passare oltre un genocidio e a buttarsi
a capofitto sulla creazione di una nuova Patria (per inciso, spero che
questo sia un punto centrale del prossimo film...).

Sono pochi passi, per carità, però mi sembrano nella direzione giusta.&lt;br /&gt;
Aggiungo un altra cosa: un film che veramente esplorava delle questioni morali 
importati è stato &lt;em&gt;Insurrection&lt;/em&gt;. Onestamente avreste preferito vedere un 
film simile a quello o, al contrario, simile a l'&lt;em&gt;Ira di Khan&lt;/em&gt;?&lt;br /&gt;
Stiamo attenti a non cadere in contraddizione: vogliamo un film godibile o uno 
che sia significativo? Le due cose &lt;strong&gt;insieme&lt;/strong&gt; non sono facili da ottenere: questo 
film è un tentativo in questo senso, anche se un po' debole. Però non diamogli 
contro per partito preso, &lt;strong&gt;pensiamoci&lt;/strong&gt; bene prima di e soprattutto come criticare.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Il resto della produzione in generale merita un discorso a sé. Qualche spettatore 
delle &lt;strong&gt;anteprime&lt;/strong&gt; ha scritto che questo è Star Trek a un livello mai visto.&lt;br /&gt;
Io, più prudentemente, dico che è un film di fantascienza come se ne sono visti 
pochi.&lt;br /&gt;
Gli effetti speciali, per quanto non facciano vedere niente di nuovissimo 
(alcune idee mi sembrano prese in prestito dalla
&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battlestar_Galactica_(2003"&gt;
nuova &lt;em&gt;Battlestar Galactica&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;), sono 
allo stato dell'arte per quanto riguarda il &lt;strong&gt;realismo&lt;/strong&gt;. Non c'è veicolo o 
panorama o personaggio che non sembrino reali quanto il mio vicino di posto in 
sala.&lt;br /&gt;
Ma questa è ordinaria amministrazione, al giorno d'oggi. La cosa che veramente 
mi ha stupito è stata la fotografia nel suo insieme: visualmente il film è 
impressionante, non saprei trovare altri aggettivi e lo trovo obiettivamente 
difficile 
da descrivere a parole.&lt;br /&gt;
Bisogna veramente vederlo per rendersi conto di quello che 
è. Ogni scena e ogni inquadratura sono studiate in maniera apparentemente 
maniacale, credo che per ognuna di esse, Abrams potrebbe raccontarci una storia: 
da questa prospettiva il film ha veramente pochi rivali.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;C'è da rilevare un curioso &lt;strong&gt;contrasto&lt;/strong&gt; fra alcune aree delle navi stellari – plancia 
e corridoi in primo luogo – e quelle 'tecniche': le prime sembrano linde e 
pulite come e più eravamo abituati, al contrario le seconde sono grezze quanto una nave 
commerciale del nostro periodo. In particolare l'hangar delle navette e le sale 
macchine sono al limite dello sporco e del fatiscente. La sala &lt;strong&gt;macchine&lt;/strong&gt; della
&lt;em&gt;Enterprise&lt;/em&gt;, in 
particolare, ha lasciato delusi molti fans, me compreso, ed è probabilmente l'unico 
fallimento evidente di una scenografia veramente notevole, che da il suo meglio in plancia 
con delle affascinanti console trasparenti, evoluzione estrema dei 
rozzi HUD in uso da qualche anno.&lt;br /&gt;
Non vi sarà sfuggito il &lt;strong&gt;design&lt;/strong&gt; molto &lt;em&gt;iPod-like&lt;/em&gt; di tutta la nave: pareti bianche 
e pavimenti neri, tutti lucidi, consolle colorate, comandi a sfioramento e via 
dicendo. Mancherebbe solo il logo della Mela: dopo quello della Nokia, non 
avrebbe necessariamente peggiorato il danno. Notate che il sito di &lt;em&gt;Quicktime&lt;/em&gt; ha 
avuto l'esclusiva del materiale promozionale audiovisivo per questo film.&lt;br /&gt;
Vorrei 
tornare più estesamente sul design e sulla grafica di questo ST, magari in un 
&lt;em&gt;post&lt;/em&gt; futuro.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;La colonna sonora è ben fatta e ci è voluto coraggio per buttare alle ortiche il 
classico &lt;strong&gt;tema&lt;/strong&gt; di &lt;em&gt;Star Trek&lt;/em&gt; che ci ha accompagnato da &lt;em&gt;The motion picture&lt;/em&gt; 
fino a &lt;em&gt;Nemesis&lt;/em&gt;, per inventarsi una cosa del tutto nuova, pur 
ricordandosi di integrare parte della sigla della TOS. Tuttavia ho trovato la musica nel film un po' 
troppo &lt;strong&gt;invasiva&lt;/strong&gt; a volte: in particolare durante il corpo a corpo sopra la piattaforma 
di trivellazione, mi sembrava che la musica non fosse di supporto all'azione estrema, 
ma al contrario quasi ne distogliesse l'attenzione.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Non mi dilungo oltre sulla trama del film e su altri aspetti che potete 
probabilmente trovare trattati in maniera esaustiva da molte altre fonti, ma soprattutto 
perché sarebbe meglio li &lt;strong&gt;vedeste&lt;/strong&gt; in prima persona al cinema :-) Vorrei invece tornare un 
attimo a qualche riflessione personale.&lt;br /&gt;
Dicevo che il film, pur non convincendomi all'inizio, è cambiato nella mia testa 
nel corso della proiezione, man mano che mi rendevo conto di un dettaglio 
semplice eppure fondamentale e nascosto: 
noi vecchi Trekkers siamo diventati &lt;strong&gt;obsoleti&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
E' evidente che questo film è diretto a una nuova generazione di fans della 
serie, molto di più di quanto non lo fosse la &lt;em&gt;Next Generation&lt;/em&gt;. Questa 
pellicola rappresenta la testa di ponte con cui la Paramount vuole non solo 
svecchiare l'audience del &lt;em&gt;franchise&lt;/em&gt;, ma anche reclutare nuove leve nella grande 
famiglia dei Trekkers.&lt;br /&gt;
E' chiaro che questa manovra parte da un interesse &lt;strong&gt;commerciale&lt;/strong&gt;, più che 
altro: noi membri di quella che ormai è a tutti gli effetti un &lt;em&gt;vecchia&lt;/em&gt; guardia stiamo semplicemente 
diventando vecchi, 
sia anagraficamente che culturalmente. E' un dato di fatto che, se Star Trek 
vuole continuare a esistere e se la Paramount vuole continuare a farci soldi, 
tutto deve &lt;strong&gt;cambiare&lt;/strong&gt; per incontrare il gradimento di un pubblico più giovane, 
abituato a spettacoli di tipo ben diverso.&lt;br /&gt;
Il fatto di aver ricominciato dalle origini della TOS per avviare questo 
cambiamento, serve solo come messaggio per dire «Questo è &lt;em&gt;ancora&lt;/em&gt; 
Star Trek». I vecchi Trekker avrebbero forse preferito vedere un nuovo 
progresso oltre &lt;em&gt;Nemesis&lt;/em&gt;, cosa che si è parzialmente vista in &lt;em&gt;
Countdown&lt;/em&gt;, ma la produzione invece ha preferito rifare tutto dall'inizio, 
probabilmente pensando di poter &lt;strong&gt;riciclare&lt;/strong&gt; un po' del buono che si è seminato in 
40 anni e di potergli aggiungere il meglio dei progressi contemporanei.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;In conclusione, io penso che questo film vada visto in ottica di una sorta di 
episodio &lt;strong&gt;pilota&lt;/strong&gt;, non necessariamente (ma chi può dirlo per certo) di una serie TV, quanto 
piuttosto di un nuovo &lt;em&gt;franchise&lt;/em&gt; che potrebbe rivelarsi tanto ricco 
quanto l'illustre precedente da cui prende non solo il nome ma anche le 
premesse. In questa prospettiva, non dobbiamo a mio avviso aspettarci il 
risultato dai 40 anni di &lt;strong&gt;evoluzione&lt;/strong&gt; della serie, quanto piuttosto il risultato 
di 3 o 4 anni di lavoro di un team tutto sommato poco o per niente esperto in 
materia.&lt;br /&gt;
Come opera prima il risultato e tecnicamente eccellente e contenutisticamente 
appena &lt;strong&gt;sufficiente&lt;/strong&gt;, se non insufficiente, ma dobbiamo, a mio modo di vedere, 
metterlo allo 
stesso livello di &lt;em&gt;The Motion Picture&lt;/em&gt; o di &lt;em&gt;The Cage&lt;/em&gt; o, direi in 
misura minore, degli altri piloti delle serie TV che si sono susseguite.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Molti Trekker hanno detto«Bel film di fantascienza, pessimo o inesistente Star 
Trek», io direi invece film di fantascienza di &lt;strong&gt;altissimo&lt;/strong&gt; livello, ma 
abbozzo iniziale di una derivazione di Star Trek. Non sono pronto a 
stroncare il film nella culla, ma ovviamente non posso perdonare del tutto le 
gravi &lt;strong&gt;carenze&lt;/strong&gt; che lo affliggono.&lt;br /&gt;
Come prima avventura, a mio parere, può andare soprattutto se riuscirà ad 
attrarre l'attenzione di pubblico e stampa di &lt;strong&gt;qualità&lt;/strong&gt;. Ma la festa è finita: da 
qui in poi dovrà essere un miglioramento netto.&lt;br /&gt;
Se come sembra, avremo già un 
nuovo film in un paio d'anni o giù di lì, ci aspettiamo un risultato 
decisamente migliore per quanto riguarda l'aspetto prettamente &lt;em&gt;trekkiano&lt;/em&gt; 
della storia.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Da parte nostra, possiamo decidere se considerare questo solo una derivazione 
&lt;em&gt;guasta&lt;/em&gt; di una serie di qualità che amavamo, oppure come una nuova 
incarnazione 
di una Idea che esiste dagli anni '60 e che ancora non ha finito di evolvere. 
Nel secondo caso dobbiamo tornare a entusiasmarci come una volta, a far sentire 
la nostra voce e a dare il nostro contributo per far crescere questa nuova 
creatura.&lt;br /&gt;
Abrams e soci sono avvisati: i vecchi Trekkers possono cambiare ma 
&lt;a href="http://trekmovie.com/2009/05/08/star-trek-brings-in-7-million-thursday-night/"&gt;
non sono sciocchi&lt;/a&gt;, i nuovi fans, pochi o tanti che saranno, non saranno in 
ogni caso meno esigenti di noi.&lt;br /&gt;
Guardiamoci il film un paio di volte, aspettiamo il DVD, ma intanto mettiamoci 
al lavoro: c'è una serie che ha bisogno di noi, del nostro aiuto e delle nostre 
critiche, le più costruttive possibili.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Chiudo con un ringraziamento ad Alberto e Antonino con cui ho condiviso 
lunghe discussioni dove ho affinato e chiarito molti dei concetti esposti qui.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Sun, 10 May 2009 21:52:45 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>Sicurezza? Un armadio aperto</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id119#id119</link><description>
		&lt;p&gt;
Ci sono azioni apparentemente causali, normali e innocue che, a volte, mi accendono 
in testa una lampadina quando meno me lo aspetto. Questa mattina stavo guardando 
casualmente fuori dalla finestra quando ho notato un furgone in parcheggio (parcheggio, 
più o meno... diciamo mollato alla bell'e meglio sulle strisce pedonali, ma l'inciviltà 
non è l'oggetto del post). Sul tetto vedo due scale a pioli gialle e, nonostante 
la mancanza di insegne, deduco dalla sua dotazione standard che si tratti di un 
mezzo di Telecom Italia. Ne esce un tecnico di mezza età, con sigaretta, borsetta 
a tracolla e foglietto in mano, forse la stampa di una chiamata di assistenza tecnica. 
Dotazione standard del tecnico medio, insomma. Si avvicina alla colonnina che sta 
davanti a casa, la apre e collega al sua cuffia a un permutatore, evidentemente 
per testare il funzionamento della fonia su una linea, forse per una nuova installazione, 
forse per un guasto. Dopo pochi minuti il tecnico se ne va senza senza fare niente 
di particolare e per questo impiego un paio di minuti a capire che cosa avesse attirato 
la mia attenzione, evidentemente a un livello subconscio.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;
Senza esserne del tutto cosciente, infatti, mi ero accorto di una cosa curiosa: 
il tecnico aveva aperto e chiuso l'armadio con una MANIGLIA! Ovvero con un piccolo 
pomello a rotazione senza nessuna chiave, lucchetto o perno: in sostanza l'armadio 
della TI è esposto così al pubblico ludibrio, non c'è nessun tipo di sicurezza. 
Non solo il primo teppista che passa di lì potrebbe decidere di aprirlo e strappare 
qualche cavo a caso, ma soprattutto chiunque altro potrebbe accedervi con intenzioni 
ben peggiori.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;
Per qualche mese, sui giornali ha tenuto banco una discussione sulla liceità o meno 
delle intercettazioni telefoniche e le modalità della loro autorizzazione. Perché 
scomodarsi: chiunque può aprire il pannello giusto e, con una semplice cuffia, intercettare 
proprio quello che si vuole. Il sistema analogico a due fili (quello che normalmente 
è impiegato nella Rete Telefonica Generale, il nome italiano della PSTN) è molto 
semplice e intrinsecamente insicuro, chiunque con un minimo di conoscenza tecnica 
può anche inserire nell'armadio un sistema di intercettazione un po' più complicato 
ed essere scoperto chissà quando. Un eventuale sabotatore potrebbe mettere fuori 
uso una o più linee RTG o ADSL semplicemente con una forbice: ovviamente sarebbe 
un danno limitato nel tempo e semplice da risolvere, ma potrebbe essere molto esteso.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;
Dalla disinvoltura con cui il tecnico ha aperto e chiuso lo sportello dell'armadio, 
deduco che l'impostazione "senza serratura" sia quantomeno molto diffusa, se non 
proprio la norma. Ora mi chiedo: è possibile che tutta la RTG italiana sia alla 
portata di qualsiasi malintenzionato che passa per strada? Onestamente non mi 
sono 
mai posto il problema, ma ora mi devo dire preoccupato.&lt;br /&gt;
Che fine fa la nostra privacy? 
E che senso ha di esistere un SLA, con infrastrutture di questo tipo? Una azienda 
(anche PMI) che si pone il minimo problema della sicurezza al suo interno, può scoprire 
poi che a 10 metri dalla sua porta di ingresso esiste un evidente e catastrofico
&lt;i&gt;Single Point of Failure&lt;/i&gt;? Francamente la cosa mi preoccupa di più ogni ora 
che ci penso sopra, ho fatto una breve ricerca su internet e pare che la situazione 
sia effettivamente diffusa.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;
E' possibile che una azienda così grande e importante come TI cada su una cosa 
del genere? Possibile che nessuno si sia mai posto il problema? Che cosa ha da 
dire il &lt;em&gt;Security Manager &lt;/em&gt;dell'azienda? E il Garante per la Privacy?&lt;br /&gt;
Sono senza parole: d'accordo che non possiamo mettere tutti gli armadi con i permutatori 
in un caveau, ma non ci vorrebbe molto a mettere almeno un lucchetto o meglio una 
serratura con chiavi elettroniche... insomma qualsiasi altra cosa, ma non una 
porta aperta!&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Sun, 19 Apr 2009 21:12:03 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>Green IT, andiamo oltre</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id118#id118</link><description>
		&lt;p&gt;Negli ultimi anni è diventata pratica comune lasciare i Personal Computer sempre 
accessi (giorno, notte e fine settimana), non solo a casa, ma anche (e soprattutto) 
nelle azienda. Per quanto possa essere una semplificazione per alcuni aspetti (come 
vedremo fra poco), questa &lt;i&gt;policy &lt;/i&gt;rappresenta anche uno spreco evidente. Non 
solo fa consumare energia elettrica in maniera quasi del tutto inutile, ma contribuisce 
in maniera rilevante all'inquinamento ambientale, specialmente per i Paesi che si 
servono di energia da fonte fossile (Italia in testa).&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Il calcolo della corrente sprecata è presto fatto, almeno a grandi linee: moltiplicate 
il numero di macchine nella vostra organizzazione per le ore notturne in cui non 
si lavora sommate alle ore inutili nel fine settimana e per la potenza consumata. 
Otterrete così il lavoro in kWh sprecato che non solo pagate, ma che fate pagare all'ambiente. 
La potenza impegnata da un personal computer è un fattore che varia in maniera molto 
ampia a secondo delle condizioni, ma per un calcolo approssimativo 60W potrebbe 
essere una cifra ragionevole. Un calcolo più accurato, naturalmente richiede una 
analisi più approfondita delle componenti hardware de del loro comportamento nel 
corso della giornata.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Gradatamente nel corso degli anni '90 sono stati introdotti sistemi di risparmio 
energia che tuttavia non sempre sono efficaci. Per esempio lo &lt;i&gt;stand-by&lt;/i&gt; automatico 
della macchina dopo qualche ora di inattività, rende spesso inutile lo scopo stesso 
del lasciare il computer acceso e spesso viene disabilitato. Lo spegnimento automatico 
dei dischi fissi, spesso porta a una continuo ciclo di accensione e spegnimento 
che è particolarmente danno sa per la meccanica dei drives, quindi allo stesso modo 
viene spesso disattivato o fortemente ridotto allungando il tempo di attesa.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Naturalmente, prima di pensare a una soluzione al problema, bisogna pensare alle 
radici.&lt;br /&gt;
Per quale motivo molte aziende tendono a tenere i PC continuamente accesi 
durante orario non lavorativo?&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Il motivo primario è quello di far girare aggiornamenti e scansioni antimalware. 
In questa categoria ricade banalmente &lt;i&gt;Windows Update&lt;/i&gt; sia che venga effettuato 
centralmente dal sito della Microsoft o (probabilmente a maggior ragione) se viene 
gestito da un server WSUS interno all'organizzazione. Windows è solo un 
esempio, il più conosciuto al grande pubblico, naturalmente ogni sistema 
operativo così come molte applicazioni sono dotati di sistemi di aggiornamento 
automatico simili. Dato che a volte gli aggiornamenti sono molto pesanti, lunghi 
da applicare e magari richiedono uno o più riavvii, farli girare durante la notte 
è una buona idea, soprattutto per evitare la sindrome del &lt;i&gt;il computer non funziona, 
non posso lavorare&lt;/i&gt;, molto comune negli ambienti di lavoro. Anche l'istallazione 
di applicazioni o la re installazione di un PC da zero, sono attività spesso 
automatizzate 
o semi-automatiche che un reparto ICT può preferire far girare di notte quando c'è 
tempo di verificare il buon funzionamento ed eventualmente porre rimedio a un errore.&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda i software di sicurezza, un antivirus, per esempio, può effettuare 
non solo l'aggiornamento delle definizioni, ma anche la scansione completa del computer 
fuori dall'orario lavorativo. Un antispyware si comporta in maniera simile: le scansioni 
di questa classe di software sono molto intensive sui dischi di sistema e ne modificano 
le prestazioni in maniera notevole, tanto che di giorno un utente può lamentarsi 
per una eccessiva lentezza in alcune applicazioni.&lt;br /&gt;
Ci sono poi esempi più specifici, ma questa poche righe penso abbiano fato una 
panoramica generica della situazione. Dopo queste considerazioni, vorrei proporre 
qualche idea per ovviare al problema.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Tra le soluzioni che possono essere messe in atto in maniera piuttosto veloce, 
con la tecnologia esistente e al massimo con qualche piccola applicazioni ad hoc 
ci sono alcune soluzioni interessanti. Il ricorso massivo al &lt;i&gt;Wake-On-LAN&lt;/i&gt;, 
per esempio è un  buon punto di partenza. WOL è una tecnologia integrata 
nelle 
schede di rete e nelle schede madre da una quindicina d'anni che permette alla scheda 
di rete di restare sempre in ascolto anche se il computer è spento del tutto. Un 
particolare datagramma (detto &lt;em&gt;Magic Packet&lt;/em&gt;) spedito in broadcast sul segmento di 
rete in cui si trova la scheda, permette di effettuare un avvio automatico e 
completamente 
remoto della macchina. Questa tecnologia è piuttosto semplice, quasi ubiqua per quanto 
riguarda l'hardware e molto diffusa nei software di gestione. L'implementazione 
personalizzata è molto semplice (vi invito al leggere
&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wake-on-LAN"&gt;
l'apposita voce sulla Wikipedia&lt;/a&gt; per più informazioni sulla tecnologia e sulle varie 
implementazioni), tanto che il 
codice necessario per farla funzionare in .NET, per esempio, è riportato in una
&lt;a href="/snippet/snip.aspx?id=6"&gt;pagina degli Snippets&lt;/a&gt; su questo sito.
L'installazione degli aggiornamenti, di software 
o delle patch potrebbe trarre gran beneficia già dall'adozione ampia di questa 
tecnologia. 
Spegnendo semplicemente  i computer durante la notte, il sistema di distribuzione 
del software (o delle patch o di qualcos'altro, qualunque esso sia) dovrebbe 
essere 
in grado di avviare una macchina, effettuare le operazioni software necessarie 
e dopodiché comandare di nuovo uno spegnimento automatico. E' una soluzione che mi 
pare semplice, versatile e facilmente applicabile. La tecnologia del WOL è 
probabilmente 
poco conosciuta e, apparentemente poco applicata dal punto di vista software, 
ma a me sembra una soluzione eccellente, nel brevissimo periodo.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Se guardiamo nel periodo medio-lungo, possiamo elaborare soluzioni appena più 
sofisticate e molto più efficienti.&lt;br /&gt;
Per esempio, una modularità maggiore in tute le componenti hardware sarebbe 
molto efficace. Gli alimentatori, i trasformatori dovrebbero essere in grado di fornire 
potenza a livelli discreti più fini, così' come le ventole dovrebbero essere in grado 
di smaltire il calore necessario e non di più. Le ventole tachimetriche sono un 
passo 
in avanti in questa direzione, in futuro una soluzione più interessante potrebbe 
essere l'adozione di ventole più piccole, posizionate in maniera strategica da 
accendere 
e spegnere a comando e con velo9cità variabile,. E' una cosa che funziona piuttosto 
bene nelle macchine server, potrebbe essere applicata anche ai PC di fascia più bassa.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;I microprocessori multicore sono il presente e saranno il futuro della pura capacità 
elaborativa: ognuno di loro dovrebbe essere in grado di gestire le singole aree del 
microchip in maniera differenziata, accendendo e spegnendo modularmente solo la parte 
che provveda la potenza elaborativa effettivamente necessaria al momento. Questo 
con il doppio beneficio di ridurre il consumo e il calore prodotto (poi da smaltire).&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Per quanto riguarda le memorie di massa, le unità a dischi removibili 
potrebbero essere del tutto spente nella notte, per esempio, mentre i dischi 
rigidi subiranno 
in pochi anni una rivoluzione. I dischi fissi a memoria magnetica attuali sono molto 
diffusi ed estrememamente economici, ma si stanno affacciando sul mercato nuovi 
dischi 
a stato solido che funzionano in maniera simile alle &lt;em&gt;flash memory&lt;/em&gt; USB. A fronte 
di una sensibilità ancora alta verso i campi elettrici di forte intensità e una 
prestazione in lettura scrittura sequenziale peggiore dei dischi magnetici, i dischi 
a stato solido hanno prestazioni migliori nell'accesso casuale, maggiore 
leggerezza, 
resistenza agli urti e un consumo energetico molto minore.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Ultimo, ma non meno importante, le scheda grafiche che al giorno d'oggi consumano 
e producono calore quanto e più di una CPU potrebbero essere selettivamente 
spente quando non necessario: un lavoro amministrativo sul PC non richiede la potenza 
di un applicazione di grafica o di modellazione tridimensionale quindi anche qui 
le schede dovrebbero essere costruite in maniera più nodulare in modo da fornire 
solo le prestazioni necessarie in ogni momento e quindi consumare di conseguenza 
o non consumare del tutto!&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Un discorso simile può essere fatto per le perle periferiche esterne. 
Tastiere e mouse consumano pochissima energia elettrica in quanto sono spesso 
basati su LED di recente generazione che generano luce con efficienza altissima, 
questo tuttavia non significa che dovrebbero essere ignorati in un progetto di 
risparmio energetico complessivo. Potrebbero per esempio essere dotati di un piccolo accelerometro (simile a quello che si 
trova ormai in tutti gli smartphone e che permette a questi apparecchhi di 
reagire a scuotimenti o cambi di orientamento in maniera programmata) che 
permetta ai dispositivi di spegnersi quando non sono sottoposti a sollecitazioni 
meccaniche e di riaccendersi quando l'utente appoggia le mani sopra (o, 
addirittura, si avvicina alla scrivania).&lt;br /&gt;
I monitor LCD hanno già fatto un passo enorme in avanti verso il risparmio, ci 
sono poche cose da fare. Anche qui un accelerometro, potrebbe accendere e 
spegnere il monitor in maniera veloce quando l'utente si avvicina o si 
allontana. Inoltre un sensore di luce potrebbe automaticamente selezionare il 
livello di retroilluminazione necessario per bilanciare la luminosità 
dell'ambiente e non di più. &lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Infine è necessaria una digressione sui sistemi di climatizzazione dei CED. 
Come è noto anche ai non addetti ai lavori, la climatizzazione dei &lt;em&gt;data 
center&lt;/em&gt; è 
un argomento molto "caldo" (permettetemi il bisticcio di parole) in 
quanto una ottimizzazione della circolazione dell'aria 
calda e di quella fredda, permette un risparmio energetico e, di conseguenza, 
anche ambientale. Una strada che tuttavia mi sembra non venga percorsa è quella 
dell'utilizzo della aria esterna insieme a quella riciclata all'interno della 
stanza. Mi spiego: molte nazioni occidentali si trovano a latitudini che durante 
l'inverno vedono temperature ambientali anche piuttosto basse, facilmente 
nell'ordine di 0-5° C. Notate che questo intervallo di temperature è 
perfettamente normale per un condizionatore d'aria di livello industriale.&lt;br /&gt;
A 
volte ci troviamo addirittura nella ridicola situazione per cui all'esterno di 
una stanza ci sono 0° C, un riscaldamento centralizzato cerca di portare la 
temperatura interna a 20-25° C e un condizionatore lavora per abbassarla a 18° 
C. Si consuma due volte &lt;em&gt;per niente&lt;/em&gt;, è spreco puro!&lt;br /&gt;
E vi posso assicurare che non si 
tratta di una situazione ai limiti, molti di noi si trovano in situazioni simili 
per tutti i mesi invernali.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Anche nel campo del condizionamento, quindi, ci sono ampissimi margini di 
miglioramento: partendo dal presupposto che la temperatura raggiunta dai 
calcolatori in una sala server è estremamente elevata e crescerà probabilmente 
ancora per qualche anno, non solo sarebbe meglio non riscaldarli, ma anzi, si 
potrebbe canalizzare appropriatamente il calore e usarlo per riscaldare altri 
uffici, almeno quelli adiacenti. Ovviamente il calore prodotto da un CED non può 
essere sufficiente a riscaldare un palazzo intero di uffici, ma una gestione 
intelligente del calore potrebbe alternativamente espellere all'esterno del 
complesso l'aria calda durante l'estate e invece canalizzarla negli uffici 
durante la stagione fredda. Nella stessa maniera, un condizionamento 
intelligente dovrebbe capire quando pescare l'aria dall'esterno e abbassarne 
solo un po' la temperatura (in primavera, ad esempio) o addirittura farla 
circolare invariata, quando in inverno raggiunge temperatura prossime al 
congelamento.&lt;br /&gt;
Chi si intende un po' di impianti di condizionamento sa che qui non è c'è niente 
di fantascientifico, si tratta solo di ripensare i sistemi di riscaldamento, 
raffreddamento e ricircolo d'aria, integrarli meglio e aggiungergli un po' di 
intelligenza rispetto al semplice termostato che siamo soliti usare oggi.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Penso di dover reiterare ed espandere il concetto di cui sopra: &lt;em&gt;in tutto 
il post&lt;/em&gt; non c'è niente di fantascientifico e niente che richieda 
tecnologie 
molto al di la di quello che, più o meno, l'informatica è già oggi. La parola d'ordine 
al giorno d'oggi è &lt;strong&gt;Green IT&lt;/strong&gt; un concetto che viene continuamente 
ripetuto e che per fortuna molte azienda stanno tentando di mettere in 
pratica con misure tangibili, anche se gli sforzi mi sembrano un po' troppo 
focalizzati su piccole migliorie sui prodotti. L'ICT in generale, invece 
trarrebbe gran vantaggio da una decisa modifica a livello di &lt;em&gt;sistema&lt;/em&gt; 
visto come informatica e telecomunicazioni nel loro complesso. La strada è 
tracciata e, come abbiamo visto qui sopra, ci sono idee che possono essere messe 
in atto subito, altre in poco tempo, ma tutte richiedono un cambio di paradigma 
e una capacità di ragionare al di fuori dagli schemi.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Sun, 15 Mar 2009 21:02:50 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>Atlantis, arrivederci e addio</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id117#id117</link><description>
		&lt;p&gt;I lettori appassionati di fantascienza sapranno senza dubbio che la serie &lt;em&gt;
Stargate Atlantis&lt;/em&gt; si è conclusa all'inizio di gennaio con il finale della 
quinta stagione che ha segnato il traguardo del 100° episodio, oltre al finale 
di serie, come detto.&lt;br /&gt;
Premetto che io non ho ancora visto l'ultima stagione della serie – FOX in 
Italia ha da poco concluso la quarta stagione – ma si è fatto un gran parlare 
delle serie, proprio perché il finale ha aperto il tempo dei bilanci, vorrei 
quindi approfittarne anch'io per commentare lo show.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;
				&lt;em&gt;Atlantis&lt;/em&gt; è stato il primo spin-off di &lt;em&gt;SG-1&lt;/em&gt;, una serie 
partita in sordina alla fine degli anni '90, ma che poi ha raggiunto una tale 
popolarità da diventare lo show di fantascienza più longevo della televisione 
americana e da meritare ben due spin-off, il secondo dei quali, &lt;em&gt;Stargate 
Universe&lt;/em&gt;, partirà molto probabilmente nel dopo l'estate 2009. Secondo 
molti commentatori, Atlantis ha rappresentato una variazione sul tema rispetto a SG-1: 
di nuovo una serie ambientata principalmente in una base (lo &lt;em&gt;SGC&lt;/em&gt; in SG-1 e la 
&lt;em&gt;Città&lt;/em&gt; in Atlantis) da cui i protagonisti partono ogni episodio attraverso lo 
Stargate per esplorare i mondi delle rispettive galassie (la Via Lattea e la galassia 
Pegaso). In effetti è evidente che Atlantis è simile sì a 
SG-1, ma molto più simile alle ultime stagioni, piuttosto che alle prime. Con il tempo, 
infatti il &lt;em&gt;franchise&lt;/em&gt; di Stargate si è progressivamente mosso da storie orientate 
quasi esclusivamente all'esplorazione di pianeti tramite lo Stargate, a episodi 
con un respiro più ampio, incentrate su alleanze, intrighi e politica fino a 
guerre 
su scala galattica e addirittura transgalattica. L'apparizione di astronavi 
terrestri (la &lt;em&gt;Prometeus&lt;/em&gt; nella sesta stagione di SG-1, in particolare) ha 
simbolicamente dato il via al cambiamento. Atlantis porta questo concetto 
all'estremo, non per niente proprio in questa serie gli episodi ambientati 
nello spazio si moltiplicano, così – di nuovo – come le astronavi terrestri e 
quelle aliene. Gli episodi e
&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Camelot_(Stargate_SG-1)#ep194"&gt;Camelot&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Be_All_My_Sins_Remember'd"&gt;Be All My Sins Remember'd&lt;/a&gt; 
e sono due lampanti esempi di questa transizione in SG-1 e in Atlantis.&lt;br /&gt;
A differenza di SG-1, Atlantis ha impiegato molte meno tempo a raggiungere alti 
livelli negli episodi: mentre la prima serie ha necessitato un paio di stagioni di 
rodaggio prima di uscire dal vicolo cieco di episodi quasi tutti uguali dal punto di 
vista strutturale, Atlantis ci ha mostrato subito una certa varietà e 
maturità. Entrambe queste caratteristiche hanno ovviamente tratto beneficio da 
tutta la storia, le innovazioni e i personaggi mostrati in 8 anni da SG-1 e, a 
mio avviso, Atlantis ne ha approfittato in maniera più che buona. Atlantis 
appare infatti sempre "connesso" con il resto del franchise e con l'attualità 
del mondo reale: il SGC, il IOA hanno un ruolo importante, così come la politica 
nazionale e le relazioni internazionali che gli USA hanno con le altre potenze 
mondiali. &lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Da più parti sono state mosse critiche anche pesanti ai personaggi della 
serie, ma io ritengo che la maggior parte sia esagerata.&lt;br /&gt;
Il più ovvio paragone è tra i leader militari delle due serie: si dice spesso 
che Sheppard non possa reggere il confronto con O'Neill, ma questo confronto 
non andrebbe nemmeno fatto, a mio parere. I due personaggi, così come gli attori 
che li interpretano, sono due tipi totalmente diversi. Tanto uno è anziano, 
esperto, disilluso, così l'altro è invece giovane poco esperto e obbligato a 
crescere professionalmente in una situazione critica. O'Neill era noto per la 
sua estrema ironia, che a volte finiva addirittura per trasformarlo nella 
classica macchietta. E' stata una 
caratteristica che ha segnato il personaggio e in buona parte l'intera, tanto è 
stata apprezzata dal pubblico, ma non dimentichiamo che in alcune situazioni il 
suo comportamento risultava un po' sopra le righe, considerando il suo ruolo e le sue 
responsabilità. Al contrario, Sheppard è un ufficiale tutto d'un pezzo: 
nonostante non si lasci mai scappare occasioni di fare una battutaccia su McKay, 
il suo comportamento è molto più militare, atteggiamento che rispecchia forse 
anche una lezione appresa in seguito ai sui problemi con i superiori e con l'eseguire gli 
ordini. &lt;br /&gt;
Sarebbe forse più opportuno paragonare lui a un personaggio che gli è 
più simile, ovvero Cameron Mitchell, che gli è più vicino come 
esperienza, età e rapporto con i suoi pari. Di entrambi possiamo dire che sono 
personaggi (e attori) inseriti nello show in punti critici e con ruoli 
altrettanto critici: sono stati entrambi diversi da O'Neil, ed entrambi 
hanno messo del loro per evitare di generare solo una brutta copia 
dell'originale: mi pare che entrambi abbiano fatto bene, nonostante ogni tanto la 
nostalgia possa spingere a dire 
il contrario.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Altro personaggio veramente interessante è, ovviamente, Rodney McKay che è in 
qualche modo lo specchio di Sheppard. Chi lo ricorda dalle prime apparizioni in 
SG-1 non può aver dimenticato la presenza quasi esclusivamente perturbativa, insensibile 
e antipatico com'era. Negli anni è cresciuto molto da tutti i punti di vista: le 
ultime stagioni di Atlantis rappresentano il compimento di questo lungo 
viaggio. Onestamente non credo si possa criticare il personaggio o l'attore… 
anzi si è trattato di una scelta ottima e coraggiosa perché è stato più 
difficile salvare il buono del personaggio già avviato e smussarne i suoi 
angoli, piuttosto che iniziare 
tutto da zero. E' il caso di una verosimile crescita umana e professionale 
mostrata sullo schermo.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Per quanto riguarda la Weir, il suo personaggio ha probabilmente sofferto la 
troppa staticità: rimanere alla base mentre gli altri personaggi vanno 
all'avventura ha evidentemente un effetto negativo. Non per 
niente in SG-1, lo staff del SGC era composto da personaggi regolari, ma di 
secondo piano, per così dire. Il generale Hammond ne è l'esempio migliore: 
obiettivamente non ci si poteva aspettare di meglio dalla Weir.&lt;br /&gt;
Probabilmente sia 
l'attrice che il personaggio hanno sofferto di una aspettativa troppo elevata. 
Peccato, il personaggio era interessante e si era costruita una buona base in 
SG-1, forse ci voleva il coraggio di lasciarla sulla Terra in uno dei viaggi di 
ritorno 
all'inizio della serie e farne subito un semi-regolare, dandole una parte 
molto minore ma molto più dignitosa. Trattarla così come 
hanno fatto, è risultato quasi una punizione, sia per il personaggio che, 
probabilmente, per l'attrice che addirittura ha rifiutato le ultime 
partecipazioni alla 5° stagione, forse un po' seccata.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Di Aiden Ford, Ronon Dex e Teyla Emmagan dobbiamo probabilmente parlare 
insieme. Tutti e tre sono stati concepiti in parte come spalla di Sheppard e in 
parte come rappresentanti del punto di vista alieno (ognuno a modo suo) della serie. Si tratta di una 
classe di 
personaggi che ha una lunga storia alle spalle nella SciFi in generale e che in SG-1 ha avuto una 
incarnazione molto ben riuscita in Teal'c. Incarnazione tanto ben riuscita che questi tre 
successori sono risultati solo pallidi tentativi di imitazione. Forse sarebbe 
stato meglio evitare di ricreare un personaggio già visto e – nonostante il 
successo – ripartire da zero e inventarsi qualcosa di nuovo. Non credo che si 
possa dire male dei tre: qualcuno è rimasto poco sullo schermo, tutti hanno 
dovuto dividere la scena con altre spalle e con gli onnipresenti personaggi 
principali.&lt;br /&gt;
Tutti hanno sofferto di quello che a me è sembrata indecisione da parte dei creatori 
della serie: indecisione nel prendere una strada unica e investire in quella. 
Con questi tre personaggi hanno forse voluto fare troppo, finendo poi per fare 
poco (no, non niente).&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Per mancanza di spazio, parliamo solo brevemente di una pletora di personaggi 
secondari. Mi pare che la grande maggioranza si sia comportata in maniera ottima 
e abbia lasciato il segno pur in ruoli piccoli e limitati nel tempo. Anzi, 
dobbiamo forse dire che gli sceneggiatori dei due Stargate sono stati veramente 
eccezionali nel trattare i cosiddetti &lt;em&gt;recurring&lt;/em&gt; dando loro sempre parti ben 
calibrate, consentendo a molti di tornare, senza pretendere che facessero i 
miracoli che i personaggi minori non potranno mai fare sul piccolo schermo, per loro 
stessa definizione e formazione.&lt;br /&gt;
Esempio di questa categoria è stato l'ottimo Carson Beckett: utilizzato in 
maniera intelligente nella prima stagione è diventato il beniamino dei fan e ha 
sviluppato una perfetta meccanica relazionale con gli altri personaggi, tanto da 
diventare regolare a furor di popolo. Fino alla 
sua improvvida uccisione, ha funzionato in maniera eccezionale nello show, tanto che la sua 
morte ha dovuto essere rivista meno di un anno dopo, purtroppo con risultati non 
brillanti. Anche la sua sostituta, dottoressa Jennifer Keller, ha saputo 
sfruttare in maniera opportuna il suo limitato spazio, anche se sulle sue spalle 
ha pesato senza dubbio il ricordo del suo predecessore e la sua pesante eredità 
di credito presso il fandom.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Detto tutto questo, è arrivato probabilmente il momento di farci al domanda 
veramente importante: perché è finito Stargate Atlantis?&lt;br /&gt;
Purtroppo il motivo è sempre quello. Non scrivo &lt;em&gt;purtroppo&lt;/em&gt; perché io sia 
contrario al concetto di profitto, ma piuttosto &lt;em&gt;purtroppo&lt;/em&gt; per 
il cattivo trattamento riservato, una volta ancora, ai fan e a chi ha veramente 
a cuore la serie dal punto di vista artistico.&lt;br /&gt;
Avrete capito, naturalmente, che il motivo della chiusura sono i soldi. E' una 
dichiarazione fatta da alcuni membri del 
team creativo di Atlantis e, dopotutto, è una storia che ci sentiamo ripetere da anni, che 
possiamo leggere identicamente uguale a sé stessa per &lt;em&gt;The Next generation&lt;/em&gt;, giusto per fare un 
esempio pratico. Più uno show va avanti, più gli attori 
costano, più bisogna investire in set, comparse, attori ospiti, trame più 
sofisticate e così via; dopo qualche anno, uno show televisivo è pronto per fare 
il grande salto sul grande schermo (di nuovo vedi Star Trek) oppure su DVD. 
Quest'ultimo mezzo, in tempi recenti, ha guadagnato ampio consenso da parte delle 
&lt;em&gt;major&lt;/em&gt; per i grandi guadagni che porta: ancora prendiamo a esempio Star 
Trek che, 
sia nelle incarnazioni più riuscite che in quelle meno gradevoli, ha venduto 
benissimo anche in paesi insospettabili (ovvero in Italia). L'altro esempio, 
ancora più naturale, è SG-1 che dopo la chiusura del serial è continuata già in 
due DVD che hanno avuto un costo di produzione tutto sommato modesto e ritorni 
economici ottimi. Questa iniziativa da parte della produzione è senza dubbio apprezzabile, in quanto permette alla serie di proseguire e di evolvere anche 
senza esistere più come prodotto settimanale, tuttavia dobbiamo 
rilevare che si tratta di nuovo di un espediente con fine economico e abbiamo 
pochi dubbi che, una volta raggiunto il picco dei guadagni e vista una piccola 
flessione, anche la serie di DVD sarebbe chiusa velocemente se non addirittura 
interrotta all'improvviso.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Tornando per un momento al discorso dei tagli dei costi, è ormai evidente a tutta 
Hollywood che cosa fare con una serie di successo: mantenerla in vita per un 
po', poi chiuderla e creare uno spin-off!&lt;br /&gt;
La premessa simile dei due show porterà invariabilmente gli stessi spettatori anche dalla serie madre 
alla figlia, 
mentre un cast nuovo potrà fare lo stesso lavoro del vecchio per meno soldi. 
Questo naturalmente solo nella testa di qualche (forse molti) avido produttore: 
infatti abbiamo visto molte volte come uno spin-off sia diventato solo l'ombra 
pallida della serie da cui è nato, sia dal punto di vista creativo che per 
quanto riguarda gli attori e i loro personaggi. Naturalmente ci sono delle 
eccezioni, vedi l'ottimo &lt;em&gt;Angel&lt;/em&gt; nato da &lt;em&gt;Buffy&lt;/em&gt;, oppure lo stesso Atlantis: non è 
una legge di natura che ogni spin-off perda un po' della magia della serie 
precedente, ma crearne a ciclo continuo come si sta facendo recentemente è un 
azzardo e spesso si rivela un fallimento.&lt;br /&gt;
Mi ripeto, non bisogna credere che qui non si recepisca il diritto al giusto 
guadagno della produzione, ma vorrei solo sottolineare che un po' più di 
riguardo verso il pubblico sarebbe forse più apprezzato e, sul lungo periodo, 
potrebbe portare a guadagni maggiori rispetto ai semplici 'giochetti' di cui 
abbiamo appena detto. Un fandom più tutelato e ascoltato, sarebbe probabilmente 
molto meglio disposto verso le case di produzione e ancora più ricettivo verso 
il loro prodotti.&lt;br /&gt;
Forse nessuno si è posto il problema se la disaffezione del 
pubblico sia effettivamente la causa dei molti show naufragati o forse non ne sia 
l'effetto!&lt;br /&gt;
E' il momento di farsi una domanda del genere.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Tornando nel finale ad Atlantis, per tutto quanto o visto ed esposto qui, la 
serie non meritava una fine di questo tipo, ma un po' più di fiducia invece, 
almeno un'altra stagione avrebbe dato qualche tempo in più per risolvere i punti 
aperti che adesso andranno affrontato in DVD, forse in uno solo.&lt;br /&gt;
Fra poco il testimone passerà a &lt;em&gt;Universe&lt;/em&gt;, sicuramente ne guarderò l'inizio e molto 
probabilmente finirò per seguirlo tutto, magari anche ad apprezzarlo, e, così 
come me, faranno senz'altro molti altri fans delle due serie. Ma, di nuovo 
senza dubbio, a molti continuerà a risuonare in testa la domanda: è valsa la pena uccidere 
Atlantis 
per far nascere Universe?&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Sun, 08 Feb 2009 21:24:03 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>Le scorie del giornalismo</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id116#id116</link><description>
		&lt;p&gt;Già altre volte mi è capitato di trattare questo argomento, ma il 
pressappochismo dei giornalisti nostrani è una fonte inesauribile di stupore e 
tristezza. Questo volta lo spunto per la scrittura di questa entry viene da un 
articolo a firma di Dacia Maraini apparso sul &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt; del 8 
aprile scorso.&lt;br /&gt;
L'articolo tratta in maniera approssimativa l'argomento energia e scorie 
nucleari. Vi evito un riassunto e vi rimando direttamente alla
&lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/aprile/08/energia_nucleare_problema_scorie_co_9_080408034.shtml"&gt;
versione integrale pubblicata sul sito&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
Qualunque lettore dotato di buon senso e di un minimo di preparazione 
scientifica, può evidenziare le numerose imprecisioni e leggerezze presenti nel 
pezzo.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Tuttavia si presume che un articolo di questo tipo, pubblicato in un 
quotidiano ad ampia distribuzione si rivolga a un pubblico di ampio respiro. Dovrebbe quindi &lt;em&gt;spiegare&lt;/em&gt; i concetti in maniera semplice e rigorosa. Ma 
sembra che questo succeda raramente: in questa come in altre occasioni, le 
opinioni personali di una scrittrice sono state pubblicate come dati di fatto, 
cosa che non è.&lt;br /&gt;
Mi sono sentito in dovere di far presente le mie osservazioni alla redazione del &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; e ho quindi spedito 
la lettera che riporto qui di seguito:&lt;/p&gt;
		&lt;blockquote&gt;
				&lt;p class="quote"&gt;

Gentile Redazione,&lt;br /&gt;
nella rubrica Opinioni &amp;amp; Contributi del Corriere del 8 aprile ho letto con 
interesse l'articolo “L'energia nucleare: problema di scorie”.&lt;br /&gt;
Sono rimasto francamente stupito della leggerezza con cui è stato trattato 
l'argomento e della mancanza di senso critico: in un momento di crisi energetica 
come questo e in un Paese energeticamente arretrato come l'Italia, sarebbe forse 
meglio dedicare maggiore spazio alle diverse tecnologie, mettendo bene in 
evidenza pro e contro. Mi permetto quindi di di fare alcune osservazioni su 
quanto scritto nel pezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
In primo luogo viene detto che in Italia si dovrebbero costruire circa 20 
centrali per soddisfare una parte del fabbisogno energetico. Anche ammettendo 
che la nostra situazione sia rapportabile simmetricamente a quella USA, in ogni 
caso l'alternativa alla costruzione di 20 centrali nucleari è semplicemente 
quella di lasciarne in funzione (o costruirne) altrettante a combustibili 
fossili con tutto quello che ne consegue in termini di efficienza, costi e 
inquinamento chimico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Viene poi esposto l'opinabile giudizio secondo cui solo poche nazioni al mondo 
sono effettivamente interessante al nucleare, ma questo è evidentemente falso. 
Prima di tutto c'è da notare che paesi come la Cina e l'India si stanno 
giustamente rivolgendo a questa fonte energetica in quanto consapevoli che 
l'esplosione dei loro consumi non potrà essere soddisfatta in nessuna altra 
maniera. In secondo luogo è un dato di fatto che in tutti i paesi 
industrializzati sia in atto un “rinascimento” nucleare: il fatto che se ne 
parli persino in Italia, dove l'argomento è stato spesso demonizzato, è 
sintomatico di un cambio di paradigma radicale, in Europa e nel resto del Mondo.&lt;br /&gt;
Per inciso, la Francia copre la sua produzione elettrica in maniera nucleare per 
circa il 78%, produce meno inquinamento e ha energia a buon mercato. Dipende in 
maniera minima dal petrolio e può addirittura vendere all'estero (all'Italia, 
per esempio) il surplus energetico a costi concorrenziali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Arriviamo poi al problema delle scorie: dovrebbe essere il punto nodale 
dell'articolo, ma è liquidato in poche righe. In un paragrafo vengono brevemente 
introdotti (pur senza essere nominati) i reattori autofertilizzanti. 
Differentemente da quanto scritto, non è vero che &amp;lt;rendono poco e nessuno li 
vuole&amp;gt;: per chi non la conoscesse, si tratta di una tecnologia matura già 
testata in Francia, per esempio, anche con un contributo italiano. La sua 
mancata applicazione pratica era giustificata da costi di esercizio non 
concorrenziali, ma queste valutazioni si riferiscono ormai a dieci o venti anni 
fa quando il problema energetico e ambientale non era così pressante. La loro 
fattibilità tecnica non è in dubbio e la loro utilità nell'ambito di una 
economia nucleare è già evidente nei dibattiti tecnici.&lt;br /&gt;
Questi reattori possono superare anche il problema della relativa (e presunta) 
carenza di Uranio, moltiplicando gli stimati 50 anni di riserve per un fattore 
di 50 o 100, rendendo le scorte virtualmente illimitate. L'argomento a sfavore 
del Plutonio, inoltre, non è del tutto corretto: questo elemento artificiale è 
effettivamente generato nei reattori superveloci, ma non è necessariamente uno 
scarto e inoltre non si tratta di un materiale definito &lt;em&gt;weapon grade&lt;/em&gt; in sé. Per 
essere usato nelle armi atomiche va intenzionalmente riprocessato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Di nuovo a proposito della scarsità delle materie prime, ricordiamo che l'Uranio 
non è l'unico combustibile nucleare esistente: il Torio, per esempio è utile per 
costruire reattori subcritici come proposto da Carlo Rubbia qualche anno fa.&lt;br /&gt;
L'India, che è dotata di ingenti risorse di Torio, sta già mettendo in funzione 
altri tipi di centrali funzionanti con questo elemento che, tra le altre cose, 
consumano anche Plutonio evitando dunque la temuta proliferazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
A questo punto nell'articolo si introduce il concetto dei generatori termici a 
energia solare (di nuovo una idea del Professor Rubbia, il famoso progetto 
Archimede) che vengono presentati come la panacea di tutti i mali. Peccato che 
si sia dimenticati di dire che questi impianti prima di tutto devono essere 
fabbricati con lavorazioni industriali importanti e inquinanti e che per 
funzionare usino (a ciclo chiuso) sostanze anche tossiche di nuovo da produrre e 
smaltire. Dovrebbero inoltre essere prodottoti in quantità enorme: per 
soddisfare una percentuale sensibile del fabbisogno dovrebbero coprire una area 
di qualche migliaio di chilometri (!) quadrati solo in Italia. Bisogna notare 
inoltre che la resa di un impianto di questo tipo è molto bassa in quanto è 
determinata in maniera critica dall'entità dell'insolazione che, ovviamente, è 
zero per metà della giornata e ridotta in caso di maltempo. Infine il costo 
della energia prodotta da un impianto di questo tipo è nell'ordine di 5 o 10 
volte superiore a quella proveniente da da centrali nucleari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Questo naturalmente non significa che le fonti di energia cosiddette alternative 
o verdi debbano essere ignorate: idroelettrico, solare ed eolico sono importanti 
risorse che dobbiamo imparare a sfruttare, ma non sono la soluzione al problema 
energetico.&lt;br /&gt;
La comunità scientifica è unanime nell'affermare che, con le conoscenze attuali, 
con la tecnologia che abbiamo e che può essere perfezionata nel breve e medio 
periodo, le fonti rinnovabili potrebbero contribuire per il 20% o 30% al 
fabbisogno mondiale. Il resto deve venire da fonti fossili o dal nucleare. 
Aspettarci di più è semplicemente irrealistico e irrazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
L'articolo si chiude di nuovo parlando di scorie. Ancora l'argomento è trattato 
in maniera sbrigativa: prima di tutto non si accenna nemmeno alla differenza fra 
scorie ad alta e a bassa emivita e ai diversi tipi di radiazione emessa, inoltre 
non si fa nessuna valutazione quantitativa. La produzione annuale di scorie di 
una centrale ammonta a pochi metri cubi di materiale di cui una grande frazione 
ha un tempo di dimezzamento breve. Lo stoccaggio delle scorie nucleari, per 
quanto sia oggetto di numerosi dibattiti (strumentali, molto spesso), è 
scientificamente dimostrato come fattibile e sicuro. E' inutilmente allarmistico 
dire che un terremoto potrebbe portare alla distruzione di interi Paesi. Prima 
di tutto un deposito di scorie non è una bomba atomica, come sembra sottinteso, 
ma un luogo dove alcuni materiali transuranici o irradiati vengono conservati in 
forma inerte. Secondariamente è evidenza dei fatti che i depositi di stoccaggio 
sotterranei già proposti siano ragionevolmente sicuri anche su tempi geologici. 
Chi non fosse convinto di questa cosa, può documentarsi sulla storia dei 
reattori nucleari naturali nella zona del fiume Oklo nel Gabon e sulla sorte dei 
loro prodotti di reazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Concludo notando che una discussione sulle fonti di energia tradizionali e 
alternative non può che essere positiva, soprattutto al di fuori della ristretta 
cerchia degli esperti nei vari campi. Devo tuttavia notare che articoli a senso 
unico come questo finiscono solo per confondere il lettore profano e a inculcare 
un falso senso di pericolo. Rafforzano poi l'idea che esistano fonti di energia 
economiche, illimitate e pulite a portata di mano quando queste caratteristiche, 
purtroppo, non possono coesistere contemporaneamente.&lt;br /&gt;
Un giorno forse saremo in grado di costruire una enorme centrale a energia 
solare nello spazio con cui soddisfare il bisogno planetario in maniera 
efficiente e pulita, ma questa ora è solo fantascienza, mentre il problema 
energetico è reale, del tutto attuale e tuttora in attesa di una soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Luca Mauri&lt;/p&gt;
		&lt;/blockquote&gt;
		&lt;p&gt;Ovviamente non devo dire che questa lettera non è stata pubblicata: 
diversamente da quanto vorrebbero farci credere, i giornalisti fanno anche loro 
parte di un'ennesima &lt;em&gt;casta&lt;/em&gt; che tende soprattutto a preservare 
sé stessa. Nonostante io non abbia mosso accuse nella mia lettera e non abbia 
nemmeno citato l'autrice, pubblicarla avrebbe voluto dire ammettere una totale 
mancanza di attenzione nei confronti delle informazioni pubblicate. Come spesso 
accade, una firma prestigiosa è stata automaticamente autorizzata a scrivere a 
proposito di qualsiasi argomento senza nemmeno subire un processo di revisione. 
I lettori regolari di questo blog, sanno che sono già stato protagonista di una 
esperienza simile, di cui potete
&lt;a href="/blog/articolo.aspx?artid=112"&gt;
leggere qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
Ho voluto riportare in questa entry tutta la storia nella sua interezza per 
lasciare una traccia di quello che è successo e di come, ancora una volta, il 
pressappochismo e l'ignoranza abbiano trionfato sulla razionalità.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Fri, 11 Apr 2008 20:37:21 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>Del tutto senza Sapienza</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id115#id115</link><description>
		&lt;p&gt;Normalmente questo blog non tratta di argomenti di 
pura attualità, ma in questo caso la situazione è tanto grave da avermi colpito 
molto e, dopo fiumi di inchiostro versati in molti casi a sproposito, mi sono 
deciso a mettere anche la mia opinione nero su bianco.&lt;br /&gt;
Dal titolo è abbastanza ovvio che mi sto riferendo alla violenta controversia 
nata dalla prevista visita del Papa alla Università della Sapienza di Roma 
all'inaugurazione dell'anno accademico. In molti hanno partecipato al dibattito 
sui giornali e sulla TV, ma mi sembra che pochissimi abbiano effettivamente 
colto nel segno del problema, spero di riuscire a farlo io qui di seguito.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Prima di tutto dobbiamo dire che la faccenda 
inizia alla fine del 2007 con l'invito del Papa da parte del Rettore 
dell'Università: Subito dopo sono seguite alcune proteste del tutto pacate tra 
cui quella molto nota dei 67 docenti che hanno esposto le loro perplessità in 
una lettera. Il vero e proprio caso, però è sorto recentemente grazie ai soliti 
giornalisti che hanno amplificato le proteste studentesche, queste molto meno 
pacate.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Da qui in poi abbiamo assistito al prevedibile 
arrocco di due gruppi schierati su posizioni opposte: gli scienziati e i 
progressisti da una parte a chiedere a gran voce il ritiro dell'invito, i 
religiosi e i conservatori dall'altra a denunciare la gravità del fatto che 
l'esclusione del Papa dal dibattito avrebbe rappresentato. In realtà, questi due 
gruppi di persone si sono schierate in maniera miope su posizioni che 
competonono loro, per così dire, &lt;i&gt;da copione&lt;/i&gt; ma a mio parere la maggior 
parte di loro non si è interrogato veramente sull'opportunità del Papa di 
intervenire o meno.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Devo adesso aggiungere che personalmente non ho 
una opinione positiva di questo Pontefice: a parte il suo noto intervento in 
accusa a Galileo Galilei che ormai risale all'inizio degli anni '90, ma che fa 
ancora molto parlare, è evidente che le sue posizioni non sono conservatrici 
(come alcuni vogliono far credere, mistificando l'intero concetto), ma sono 
addirittura retrograde: questa è la vera tragedia. Le sue posizioni non tengono 
in nessun conto i grandi progressi compiuti dalla scienza e dalla cultura, 
mentre sembrano ricordare solo gli aspetti negativi che ancora accompagnano il 
genere umano.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Considerando queste motivazioni, i contestatori 
sono apparentemente giustificati nella loro decisione di opporsi all'intervento 
del Papa. Tuttavia, per quanto, il motivo sia valido, i mezzi sono stati del 
tutto errati. Infatti, in un Paese come il nostro, che per fortuna si può 
definire ancora &lt;i&gt;libero&lt;/i&gt;, non è ammissibile che un gruppo (che siano 
studenti o professori o politici o qualsiasi altra cosa) impedisca a un'altra 
persona di parlare, di esprimere le proprie idee e di trasmettere le proprie 
opinioni. Il bello della libertà di espressione è proprio che la platea non è 
per niente obbligata ad aderire alle parole di un relatore qualsiasi. Se il Papa 
avesse anche parlato alla Università, cosa sarebbe successo? Forse qualcuno 
sarebbe stato costretto a fare proprie le tesi esposte? Ad aderire pubblicamente 
alle idee presentate? Certo che no!&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Se il Pontefice avesse esposto di nuovo le sue 
'solite' idee avrebbe solo portato altra acqua la mulino dei critici delle sue 
posizioni e avrebbe dimostrato ancora una volta come la Chiesa Cattolica avrebbe 
effettivamente bisogno di una modernizzazione radicale. Nel caso opposto, 
invece, il Papa avrebbe forse potuto esporre qualche concetto nuovo, forse la 
responsabilità di parlare a un pubblico di quel tipo lo avrebbe convinto a 
mutare le sue posizioni o quanto meno a metterle in dubbio.&lt;br /&gt;
Non lo sapremo mai con certezza. Per quanto il testo del discorso sia apparso 
interamente sul quotidiano L'Osservatore Romano (si può leggere anche
&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/esteri/benedettoxvi-19/testo-discorso-sapienza/testo-discorso-sapienza.html"&gt;
a questo link&lt;/a&gt;), non siamo del tutto sicuri che quello sia effettivamente il testo che 
sarebbe stato letto nella situazione che non si è verificata. Se questo non 
bastasse, poi, il discorso pubblicato è in effetti di profilo bassissimo e 
sarebbe stato, a tutti gli effetti pratici, del tutto irrilevante.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Che cosa abbiamo ottenuto alla fine? Le 
personalità che si definiscono 'scienziati' (e che nella maggior parte dei casi 
lo sono) si rallegrano perché è stato impedito a una persona di parlare e di 
esporre le proprie idee, una ingiustizia da cui proprio la scienza si è dovuta 
difendere per centinaia di anni, invece tutti i commentatori schierati dalla 
parte religiosa hanno di che denigrare i &lt;i&gt;dotti&lt;/i&gt; e possono accusarli (in 
larga parte a ragione) senza curarsi dei problemi che sono insiti nella loro posizione 
che si perdono così in secondo piano.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Come giustamente è stato scritto, La Sapienza ha 
distribuito lauree &lt;i&gt;ad honorem&lt;/i&gt; a 
personalità non molto meritevoli dal punto di vista scientifico o culturale, ma 
per qualche motivo nessuno ha mosso un dito per protestare contro questo 
malcostume. Ancora una volta dobbiamo rilevare la cattiva abitudine di usare due 
pesi e due misure, abitudine che in questo caso specifico ha portato a un 
clamoroso 
autogol. Invece di mostrare una volta di più le contraddizioni, gli errori e le 
manchevolezze della Chiesa, gli scienziati hanno trasformato il Pontefice in un 
martire (mai termine fu più appropriato) culturale.&lt;br /&gt;
Toccherà a tutti noi pagare le conseguenze di questo errore madornale.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Fri, 18 Jan 2008 23:14:18 GMT</pubDate><category>blog</category></item><item><title>20 anni senza ragione</title><link>http://www.lucamauri.com/blog/default.aspx?startid=id114#id114</link><description>
		&lt;p&gt;Mai come in questo momento, l'argomento Energia Nucleare è all'ordine del giorno delle 
discussioni economiche, politiche, scientifiche e, fortunatamente, anche 
ecologiche. L'aumento vertiginoso del tenore di vita della popolazione 
terrestre viaggia di pari passo con il suo consumo di energia, per questo motivo 
l'energia nucleare si pone come soluzione relativamente semplice e abbondante. 
Nel nostro Paese il problema è sentito in maniera più forte per i vari motivi 
citati dai media ormai fino alla nausea. A tutti i livelli, anche in Italia, si è tornato 
a parlare di ricerca nucleare, di acquisizione di tecnologia e di sviluppo. 
Purtroppo esistono persone che si oppongono a questa scelta e che 
cercano di denigrarla facendo leva sulle paure irrazionali condivise e 
proponendo al suo posto soluzioni 'naturali' vendute come risolutive.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;E' di poche settimane fa la nascita del sito
&lt;a href="http://www.20annisenza.org"&gt;www.20annisenza.org&lt;/a&gt;: sito creato dalla 
&lt;i&gt;Federazione Nazionale dei Verdi&lt;/i&gt; per promuovere la nota iniziativa tenutasi a 
Roma il 10 Novembre. In questo sito si glorifica la 'battaglia' di 20 anni fa in 
cui i Verdi hanno 'sconfitto' il nucleare come se fosse una conquista di portata 
storica. In effetti si tratta di una tragedia di proporzioni spaventose.&lt;br /&gt;
Per prima cosa ricordiamo brevemente i tre quesiti referendari (tutti e tre 
abrogativi) presentati ai votanti nel 1987. Il primo si riferiva la diritto di 
veto di una amministrazione locale sulla autorizzazione allo costruzione di 
una centrale elettronucleare sul proprio territorio: per evitare l'effetto &lt;acronym title="Not In My Backyard"&gt;NIMB 
lo Stato aveva la facoltà di obbligare un Comune ad accogliere la struttura con 
le relative indennità economiche. Abrogando questa norma, di fatto, ogni Sindaco 
poteva e può opporsi in maniera definitiva alla costruzione di una centrale. Il 
secondo 
quesito annullava i contributi di compensazione erogati a un ente locale per la 
costruzione di un impianto nucleare. Il terzo voto poteva proibire all'Enel di 
partecipare alla costruzioni di impianti nucleari all'estero.&lt;br /&gt;
Tutti e tre i quesiti hanno raggiunto un ampia percentuale di voti a favore 
dell'abrogazione, il primo ha di fatto immobilizzato la costruzione di 
nuove centrali, in quanto è evidente che nessun Sindaco di città o paese si 
imbarcherebbe in una impresa del genere sapendo che una parte dei propri 
elettori (non sempre maggioritaria, ma sicuramente 'rumorosa') si opporrebbe 
strenuamente. La terza decisione è stata del tutto disattesa, in quanto 
l'Enel (con lungimiranza) partecipa eccome alla produzione di energia 
elettronucleare all'estero, sperando ovviamente  di poter usare questo 
know-how in un futuro in Italia.&lt;/acronym&gt;&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;E' evidente che questi referendum non bandivano assolutamente l'energia 
nucleare in Italia, tuttavia i quesiti vennero proposti al pubblico poco dopo 
l'incidente accaduto a Cernobyl, quindi una combinazione di disinformazione, 
impreparazione e panico collettivo, portò prima una gran parte dei 
cittadini a votare Sì e poi a interpretare questo voto (non certo definitivo) 
come una volontà di totale rinuncia al nucleare.&lt;br /&gt;
Venti anni dopo che cosa succede? L'Italia ha perso la capacità tecnica nel 
campo nucleare (quando, ricordiamo, negli anni '50 era la terza potenza mondiale 
nel nucleare civile), il Paese ha sprecato soldi per smantellare centrali 
perfettamente funzionanti, i nostri politici non hanno il coraggio di 
affrontare il problema delle scorie nucleari (preferendo ignorare il problema, 
invece di risolverlo, come si potrebbe fare) e infine spendono miliardi per 
importare energia inquinante da paesi instabili e energia pulita (nucleare) 
da nostri vicini come al Francia.&lt;br /&gt;
Tutti gli studi scientifici dimostrano che il nucleare è una fonte molto 
abbondante, contrariamente a quanto dicono molti. Molti puntano il dito sul 
fatto che le scorte di 
Uranio, è vero, dureranno 60 anni ancora, ma questo calcolo non prende in 
considerazione un grande progresso tecnologico, quello dei Reattori 
Autofertilizzanti che sono in grado di rigenerare il materiale nucleare per il 
proprio stesso consumo. A parte un costo elevato e una tecnologia acerba (ma del 
tutto solida), i reattori di questo tipo potrebbero fornire energia per un tempo 
misurabile in centinaia di anni.&lt;br /&gt;
La fonte nucleare è anche affidabile, di nuovo contrariamente a quanto si pensa comunemente: nella sua storia pluridecennale ha 
subito molti meno incidenti e ha provocato molti meno morti di qualsiasi altra 
attività energetica umana. Chi di voi sta pensando a Chernobyl dovrebbe prima di 
tutto leggere
&lt;a href="http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2005/pr38/en/index.html"&gt;questo rapporto dell'organizzazione Mondiale della Sanità&lt;/a&gt; e 
considerare poi il fatto che quello che si definisce 'incidente' è stato in effetti 
un malfunzionamento provocato deliberatamente da un gruppo di tecnici impreparati e 
incompetenti lasciati a presidiare un reattore nucleare costruito e gestito con tecniche 
obsolete.&lt;br /&gt;
Una centrale elettronucleare è anche economica: a parte l'alto costo iniziale per 
la costruzione dell'impianto, il costo del carburante è irrilevante e la durata 
dell'impianto è notevole: tutti questi dati sono dimostrati con fatti senza 
andare troppo lontano, ma guardando semplicemente la bolletta dei nostri cugini 
francesi.&lt;br /&gt;
Infine, le scorie nucleari. Questi, come ogni altro tipo di rifiuti, 
per loro stessa definizione, rappresentano un potenziale pericolo ambientale, ma 
non un problema insormontabile. Attualmente esistono 
tecniche che ci permettono di ridurre la produzione di isotopi a 
lunga emivita rispetto a quelli a tempo di dimezzamento breve direttamente nel 
reattore nucleare. Inoltre esistono tecniche collaudate per lo stoccaggio su 
scala geologica delle scorie. Naturalmente non vuol dire che tutto questo sia semplice, ma può 
essere fatto con un impatto ambientale minimo.
&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Ad ogni modo, dopo questa breve digressione nel mondo nucleare, come pretendono i 
personaggi di 20AnniSenza di risolvere il 
problema energetico senza ricorrere al nucleare?&lt;br /&gt;
Semplice, con i pannelli solari!&lt;br /&gt;
Certo cosa c'è di più naturale del sole? Apparentemente niente, a parte forse 
il fatto che la nostra stella è un meraviglioso esempio di reattore a 
fusione nucleare e, molto meno prosaicamente, non è abbastanza. Punto.&lt;br /&gt;
E' vero che il sole ci inonda tutti i giorni di radiazioni energetiche (che, per 
inciso, non sono innocue anche se pochi se ne ricordano) ma questa radiazione va 
catturata (cosa impossibile di notte e difficile con cielo coperto), trasformata 
(un processo a bassa efficienza e molto costoso a causa della tecnologia 
sofisticata necessaria) e infine usato (come calore oppure energia elettrica). 
L'energia solare è un bene prezioso e va sfruttato in tutti i modi possibili, 
infatti è ottima l'idea che permette alla famiglie di installare pannelli solari 
e di vendere o comprare energia elettrica dalla rete quando è in eccesso o in 
difetto, ma non illudiamoci. Questa fonte può contribuire per qualche punto in 
percentuale sul fabbisogno energetico di una nazione industrializzata, ma niente 
di più, il contributo del nucleare è di tutt'altro peso. Proporre di sostituire 
uno con l'altro, come pretendono i signori Verdi, sarebbe come un vegetariano 
che sostituisce una bistecca di carne con un chicco di riso, dicendo che sta 
rimpiazzando un alimento 'cattivo' con un o 'buono', senza considerare quanto 
dell'uno e dell'altro. Ovviamente oltre che di qualità si tratta anche di 
quantità: molti commentatori mistificano la prima cosa e nascondono la seconda.&lt;br /&gt;
Sempre nello stesso sito, vengono riportati commenti di personalità illustri 
come Piero Pelù e Alex Britti, che vengono ovviamente preferiti agli scienziati 
per esprimere opinioni sull'argomento.&lt;/p&gt;
		&lt;p&gt;Onestamente a volte mi pare di vivere in una &lt;i&gt;Candid Camera&lt;/i&gt;: ma 
veramente vogliano risolvere i nostri problemi (non solo energetici) in questa 
maniera?&lt;br /&gt;
Forse è il momento di uscire dal nostro mondo fatato fatto di idee secondo cui 
l'Italia è il paladino mondiale dell'energia pulita e che il Paese potrà vivere 
a lungo e in salute solo con l'energia solare, con le biciclette, senza produrre 
rifiuti e spargendo fiori per le strade.&lt;br /&gt;
Il nostro mondo moderno fatto di tecnologia e comodità richiede ricerca 
scientifica e grande onestà intellettuale, nascondere la testa sotto la sabbia 
non serve a niente, spargere disinformazione come fanno i signori del sito 
sopracitato, invece, è semplicemente criminale.&lt;br /&gt;
E' notizia recente che Enel è entrata a far parte di un consorzio che sta 
progettando e costruendo un reattore EPR in Francia: è bello scoprire che il 
buon senso non è del tutto morto e qualcosa si sta muovendo nella direzione del 
realismo.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Fri, 07 Dec 2007 22:15:21 GMT</pubDate><category>blog</category></item></channel></rss>